«Le Bcc sono più solide i buchi li chiudono da sole»

Il presidente delle Banche di credito cooperativo: ancora più solidi con la holding «Le subordinate? Non le vendiamo, sconsiglio a tutti di farlo, meglio i certificati»
PESCARA. Ebbene sì, in questo anno di disgrazia 2015 ci sono ancora banche che hanno voglia di far festa, di condividere con i soci l’addio a un anno che va in archivio con risultati più che accettabili: sabato saranno in 2 mila e 500 a Montesilvano alla maxi-cena organizzata dalla Banca di Credito Cooperativo di Castiglione Messer Raimondo. A dispetto dei tempi, il copione della serata è sempre lo stesso: lotteria con un’automobile in palio, spettacolo e grande spazio alla beneficenza, con la donazione di 40 defibrillatori ai comuni sui cui territori la Bcc opera.
Eppure gli spifferi della crisi che ha investito diverse banche italiane, tra cui la Carichieti, si sentono pure qui, dato che anche le piccole banche di credito cooperativo dovranno contribuire al ripianamento dei buchi altrui. Presidente dell’istituto di Castiglione Messer Raimondo è Alfredo Savini, un imprenditore del mobile di 65 anni che dal 2012 guida anche la federazione abruzzese delle Bcc.
Presidente Savini, è un momento di grande sofferenza per le banche...
«Noi fortunatamente continuiamo a chiudere con buoni risultati: l’utile netto 2015 sarà superiore ai 4 milioni di euro, con 4 milioni e mezzo di accantonamenti al fondo rischi e un patrimonio che ormai raggiunge i 61 milioni».
Si dice che la tempesta stia per arrivare anche nelle ex casse rurali, dopo avere investito le ex casse di risparmio: che cosa c’è di vero?
«Qualche situazione di crisi c’è stata, qua e là in Italia, ma in genere posso assicurarle che siamo più solidi del resto del sistema. E quando c’è una banca del nostro movimento che non funziona, paghiamo di tasca, com’è accaduto con la Banca Padovana e con la Romagna Cooperativa. Abbiamo fatto fronte tutti insieme sia al deficit di bilancio, sia alla restituzione delle obbligazioni subordinate che erano state collocate, pari a 29 milioni per l’istituto veneto e a 14 milioni per quello romagnolo. Tutto ripagato fino all’ultimo euro».
Così non è per i clienti delle quattro banche in cui è intervenuta la Banca d’Italia con il Fondo di risoluzione crisi...
«Sì, non è una bella cosa. E a noi sta succedendo una situazione spiacevole, che definirei paradossale: le norme impongono alle Bcc di intervenire in soccorso delle altre banche, ma non c’è reciprocità in questi aiuti. Noi ce la dobbiamo cavare da soli».
Concretamente di che esborso si tratta?
«Guardi, per il solo salvataggio delle quattro banche in cui è intervenuto il Fondo di risoluzione le Bcc abruzzesi nel complesso versano circa 900 mila euro. Ma le ripeto che noi dobbiamo fare la nostra parte due volte, anche per alimentare il Fondo di garanzia interno delle Bcc».
Lei avrebbe venduto obbligazioni subordinate alla sua clientela?
«No, e non solo nella mia banca. Come presidente delle Bcc abruzzesi ho raccomandato a tutti di non usare lo strumento delle subordinate. Anzi, di evitare per quanto possibile le obbligazioni in genere, offrendo piuttosto certificati di deposito».
Ma che cosa deve fare un povero risparmiatore per avere un minimo di rendimento in tempi di tassi sottozero?
«Bisogna accontentarsi di rendimenti attorno al punto percentuale. Anzi, le dirò che nella mia banca al momento siamo fin troppo generosi, sto dicendo di abbassare...».
Banche tutto sommato piccolo come le vostre possono reggere in un mercato sempre più globale?
«Ma proprio per questo è in arrivo la riforma che consentirà la creazione di una holding nazionale che potrà garantire per tutto il sistema e avere gli strumenti per intervenire preventivamente nelle situazioni mal gestite. Altro che piccole: unendoci diventeremo di fatto la terza banca italiana, anche se a livello locale ognuno manterrà la sua autonomia, il suo rapporto personale con il cliente. E potremo fruire di nuovi capitali, perché il 51% della holding resterà alle Bcc e il resto andrà sul mercato. Ma già ora tutte insieme abbiamo un indice di solidità del 16%, contro una media delle banche italiane di poco sopra al 12%». (m.te.)
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