Le dieci richieste degli agronomi-forestali

6 Gennaio 2019

Il presidente pescarese Colarossi scrive ai candidati governatori: date lo stop alla giungla delle leggi

PESCARA. Dieci richieste da parte dell’ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Pescara per i candidati presidenti a Governatore. Matteo Colarossi, presidente dell’ordine, si rivolge a Giovanni Legnini, Sara Marcozzi, Marco Marsilio e Fabrizio Di Stefano.
I dieci punti sviscerano le difficoltà che attanagliano il comparto agricolo, forestale e montano della Regione. Il dito è puntato anche contro l’esclusione immotivata della categoria dei dottori agronomi e forestali da tutti i tavoli tecnico-decisionali regionali in materia di programma di sviluppo rurale e forestale, a differenza di ciò che avviene tutte le altre regioni italiane. I dieci punti che i candidati a governatore dovrebbero tener conto nel loro programma sono: assessorato unico agricoltura, foreste, ambiente e Parchi e turismo; programma di Sviluppo rurale 2014-2020; gestione venatoria, gestione attiva e preventiva foreste; contrasto al dissesto idro-geologico e valanghivo; personale amministrativo regionale; ricerca; marketing e brand produzioni agroforestali abruzzesi; gestione e sviluppo dell’itticoltura marina e fluviale; Piano del verde urbano regionale. Tutti punti di una certa importanza per l'Abruzzo, definita Regione verde d’Europa. «Unire in un unico assessorato Turismo, Agricoltura e Foreste, Ambiente e Parchi è volto» sostiene Colarossi «all’armonizzazione delle leggi che regolano il territorio evitando quello che ormai avviene da anni e cioè la stagnazione dei vari comparti dovuti a leggi regionali che si ostacolano fra di loro. Troppi vincoli ambientali spesso eccessivi rispetto agli obblighi comunitari e alle reali esigenze ecologiche delle specie animali e vegetali da proteggere». Un punto di attualità, considerata anche l'emergenza cinghiali, è la gestione venatoria. «È necessario» sostiene Colarossi «un cambio totale della gestione faunistica e venatoria: armonizzare il prelievo venatorio con tutela delle specie e protezione delle colture agrarie e soprassuoli forestali. Troppi vincoli ambientali e troppe zone escluse ai prelievi venatori e da selecontrollo incrementano le popolazioni degli ungulati come cinghiali, caprioli e cervi. I danni sono evidenti ovunque per i cinghiali mentre per gli altri ungulati, in incremento numerico, andrebbero pianificate e gestite le popolazioni onde evitare i soprannumeri. C’è bisogno di una vera programmazione senza preconcetti conservazionistici su tutte le specie. Creazione di un tavolo tecnico permanente sul settore venatorio con l’Ordine degli Agronomi e Forestali presente». Da non sottovalutare infine è la promozione di campagne pubblicitarie e televisive mirate alla promozione di tutto il comparto agricolo, facendo emergere anche le produzioni collinari molto spesso messe da parte in trasmissioni sulla rete nazionale che delineano romanticamente l’Abruzzo come solo terra di una pastorizia, oggi purtroppo non più presente, e di terra di parchi e riserve.