Le parole dei detenuti per raccontare

1 Luglio 2014

Nè vittime nè eroi: solo uomini e donne che raccontano. Perchè scrivere insegna a vivere le vite degli altri e a capire meglio la propria, perchè mettere insieme parole può scandire un tempo sempre...

Nè vittime nè eroi: solo uomini e donne che raccontano. Perchè scrivere insegna a vivere le vite degli altri e a capire meglio la propria, perchè mettere insieme parole può scandire un tempo sempre uguale, perchè la detenzione è una condizione non un destino nè uno stato permanente. Da oggi il Centro racconta la vita del carcere, in questo caso quello teramano di Castrogno, facendolo fare a chi ci vive. Ogni mese ospiterà una pagina con articoli firmati da detenuti e detenute. Emozioni, sensazioni, speranze, delusioni, rabbia: chi raccoglie e vince la sfida di una laurea, chi ringrazia l’amore della sua vita, chi mette insieme ricette per far conoscere il suo popolo, chi inanella versi per inventarsi poeta. Voltaire sosteneva che il grado di civiltà di una nazione si misura sullo stato delle sue prigioni: se prendessimo questo principio alla lettera l’Italia – più volte condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per il trattamento inumano e degradante delle carceri – precipiterebbe in fondo ad ogni classifica di civiltà e democrazia. Ma anche tra celle sempre più sovraffollate e progetti rieducativi sempre meno finanziati si può inseguire un futuro. (d.p.)