Le Province al de profundis «Addio a strade e scuole»

I presidenti abruzzesi senza più un euro ed esposti alle rivalse assicurative a causa degli incidenti. Inviate ai parlamentari 7 richieste per poter sopravvivere
di Ylenia Gifuni
PESCARA
Da bravi scolaretti ammettono di “aver fatto i compiti a casa” e accettato con pazienza il riordino delle funzioni amministrative imposte dalla riforma Delrio. Ma un anno dopo l’entrata in vigore della legge e a una manciata di giorni dall’inizio della maratona in Parlamento per l’approvazione della Finanziaria 2016, i presidenti delle quattro Province abruzzesi si ritrovano con i bilanci ingessati e senza più un euro da destinare a servizi essenziali come strade, scuole e ambiente.
«Se non ci sarà un’inversione di rotta», dicono all’unisono, «presto non potremo più pagare nemmeno il riscaldamento nelle scuole, figuriamoci i lavori di manutenzione. Interi paesi resteranno isolati perché non saremo più in grado di riparare le vie di comunicazione principali o mettere una pezza alle frane. Rischiamo di finire nelle aule dei tribunali a causa degli incidenti mortali sulle nostre strade e già ora siamo esposti ai contenziosi con le compagnie assicurative».
In base agli ultimi dati diffusi dalla sezione abruzzese dell’Upi (Unione province d’Italia), negli ultimi tre anni lo Stato ha tagliato oltre 80 milioni di euro di trasferimenti che, in base alla normativa, saliranno a circa 120 milioni nel 2017. Una situazione-limite che impedisce alle quattro Province di ottemperare alle funzioni fondamentali rimaste loro in capo e traghetta drammaticamente gli enti di area vasta verso il default.
Una proiezione che quantifica l’impatto dell’attuale manovra finanziaria mostra come dal prossimo anno le spese correnti a Pescara, Teramo, Chieti e L’Aquila supereranno le entrate correnti, generando così un disavanzo totale di 35 milioni di euro. Per questa ragione i presidenti delle Province di Pescara, Antonio Di Marco, Chieti, Mario Pupillo, e Teramo, Renzo Di Sabatino (assente perché impegnato il presidente dell’Aquila Antonio De Crescentiis), si sono riuniti i per rivolgere l’ultimo appello ai parlamentari abruzzesi di centrodestra e centrosinistra e, al tempo stesso, per suonare il “de profundis” di uno dei provvedimenti-simbolo del Governo Renzi.
Settele richieste: l’incremento da 150 a 250 milioni dei fondi per strade e scuole; l’eliminazione o riduzione del contributo dovuto alla finanza pubblica per il 2016 e il 2017; la costituzione di un fondo nazionale da 50 milioni per il mantenimento degli equilibri finanziari delle Province; un altro fondo di 113 milioni per la copertura integrale delle spese per l’assistenza alla disabilità; l’eliminazione delle sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità; la moratoria totale dei mutui accesi dalle Province con Cassa depositi e prestiti e la trasformazione in hub delle nuove aree vaste rendendole capaci di svolgere la funzione di stazione unica appaltante per i Comuni.
«L’emergenza è già iniziata», si lascia andare Pupillo, «la Regione ci ha promesso 28 milioni di euro, ma quei soldi non arrivano. A Chieti le assicurazioni stanno iniziando a recedere i contratti e alzare la franchigia per i troppi incidenti. Le banche non ci fanno più da tesoreria». «Con questi numeri», sintetizza Di Sabatino, «non ci sono le condizioni affinché la riforma vada in porto». Di Marco, che un anno fa aveva ipotizzato di lasciare in assenza di condizioni economiche tali da permettere la gestione di servizi prioritari come strade e scuole, condivide il grido di dolore lanciato dai colleghi, ma si dice ottimista sull’approvazione del maxi-emendamento alla Finanziaria: «C’è lo stesso grado di consapevolezza in tutta Italia, in diverse occasioni abbiamo detto che cosa ci occorre per gestire i territori: per questo riesco ad essere fiducioso».
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