«Le scritte sono di uno di noi fuori controllo»

14 Luglio 2016

Sfregio sul Gran Sasso: gli escursionisti chiariscono mentre la Forestale cancella la vernice rossa

L’AQUILA. Il danno ambientale è stato eliminato. Ma il reato resta. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato hanno individuato e rimosso le scritte con la vernice rossa – erano tre – lasciate sulla pietra del Gran Sasso dopo il passaggio degli escursionisti di Somma Vesuviana. E anche se sono arrivate le scuse ufficiali, da parte del portavoce del gruppo “Somma Trekking”, continuano le indagini per identificare gli autori dello sfregio, che saranno poi deferiti all’autorità giudiziaria.

Dopo la rivolta popolare che si è scatenata sul web, contro quello che è stato definito un oltraggio alla montagna abruzzese, gli escursionisti campani, che in un primo momento si erano dissociati dalla vicenda, hanno chiesto scusa, puntando il dito su un singolo individuo della comitiva che all’inizio di luglio ha raggiunto il Corno Grande passando per la via Normale. «Chiedo scusa a nome di tutti per l’accaduto», ha scritto in una nota il portavoce di “Somma Trekking” Ciro Ambrosio, «e stiamo provvedendo a chiedere scusa anche alle autorità del Parco del Gran Sasso e a tutta la comunità. Siamo pronti a impegnarci nella pulizia. Purtroppo è stato un terribile gesto, perpetrato da un singolo partecipante che è sfuggito al controllo e all’attenzione del gruppo. Non è stata una semplice leggerezza e non c’è alcuna giustificazione. E’ un atto gravissimo che denota, in chi l’ha compiuto, la mancanza di una profonda cultura del rispetto dell’ambiente. Somma Trekking è nata dall’amore di un gruppo di persone per il nostro parco del Vesuvio e in cinque anni di attività non abbiamo mai lesinato volontarie attività di pulizia e di salvaguardia dei sentieri. La nostra attività, più che di interesse sportivo, è sempre stata fondata sul rispetto e sull’amore per la natura. Per questo siamo enormemente mortificati per l’accaduto che ci ha offesi nel profondo dei nostri valori».

Nel frattempo, a far sparire il logo rosso dell’associazione, che era stato impresso su tre pietre in un'area che ricade sul versante teramano del Gran Sasso, ci hanno pensato i forestali, che ieri mattina, d'accordo con l'autorità giudiziaria e il Parco, hanno provveduto a cancellare le scritte «con le dovute accortezze richieste dalla delicatezza dei luoghi e dal particolare pregio ambientale e di protezione in cui l’area ricade». «La rimozione dei marchi», ha reso noto il comando regionale della Forestale, «si è resa necessaria anche per non generare incertezze nei tanti fruitori della montagna, che si avvalgono della rete escursionistica del Cai, caratterizzata da specifica numerazione e segnaletica. Abbiamo già acquisito i video, che sono apparsi in questi giorni sui social, e continueremo a raccogliere le testimonianze degli avventori del Gran Sasso, per meglio identificare gli autori del gesto, con il conseguente deferimento all’autorità giudiziaria, in merito ai fatti penalmente rilevanti e ai profili amministrativi, comprese le spese per il ripristino dello stato dei luoghi».

Romana Scopano

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