Lega divisa in Abruzzo, Bagnai: «Il generale ha sbagliato a lasciare: non andrà lontano»

Il deputato del Carroccio dà l’addio a Vannacci: «È un uomo intelligente, ma non sa fare squadra», e chiude su un ritorno in coalizione: «I suoi elettori sono per l’antipolitica, non cercano accordi»
PESCARA. «La politica è l’opposto dell’amore: chi fugge non vince, ma perde. Sempre». Il deputato del Carroccio Alberto Bagnai non ha dubbi, Roberto Vannacci ha sbagliato a lasciare il suo partito. Niente di personale, anzi («Mi dispiace più per lui che per quello che ha fatto»), ma abbandonare la propria di area riferimento, cedere il terreno, specie per un generale, «è una sconfitta». Soprattutto, non è detto che riesca a raccogliere i consensi sperati.
Bagnai, lei pensa che Vannacci sarebbe dovuto rimanere in Lega?
«Penso che se non si è contenti dell’orientamento che il proprio partito ha preso, si combatte la propria battaglia e se si ha ragione si vince. Evidentemente aveva altre idee».
Voi due siete in buoni rapporti?
«Lo considero una persona di grandissima intelligenza tattica, di grande lucidità, dialettica, cultura: tutte doti che ha e che si vedono».
L’ha stupita il suo addio?
«Le rispondo con un aneddoto: ho messo su un gruppo Whatsapp con gli europarlamentari della Lega per scambiare idee e opinioni su un tema, quello dell’Europa, che come si sa mi appartiene. Sa quanti messaggi ha scritto in un anno e mezzo di legislatura?».
Temo non tantissimi.
«Tre, forse. Non ha mai voluto fare veramente squadra con noi».
La Lega ci perde o ci guadagna con il suo addio?
«Bisognerebbe chiedersi prima di tutto cosa ci guadagna lui. A suo tempo Vannacci ricordò giustamente che negli ultimi due decenni sono nati qualcosa come un centinaio di simboli di partito. Pochi di loro hanno avuto una vita lunga e felice».
Vannacci potrebbe fare la stessa fine?
«I partiti si fanno in primo luogo con le persone. Una forza politica creata dal nulla chi attira? Chi è estraneo alla politica e si mette in gioco – e questa è senz’altro una cosa positiva – ma pecca di inesperienza, oppure chi viene da esperienze politiche perdenti e non ha più spazio a casa propria. Insomma, se metà del suo organico è composto da politici alle prime armi e l’altra metà da sconfitti, poi finisce male».
Un partito di Vannacci che colpisca la Lega da destra non è un problema per voi?
«Un problemino, al massimo. E direi più per la coalizione che per la Lega. Non penso che si porti via tutti i voti che ha raccolto con noi e che, comunque, sono stati ottenuti in un clima culturale diverso. Un aspetto spesso sottovalutato».
Perché dice che oggi c’è un clima culturale diverso rispetto alle ultime europee?
«Allora c’erano i democratici al governo degli Usa. Un conto è essere contro l’ideologia woke con loro al governo, un altro è quando alla presidenza c’è Trump, che quell’ideologia la smonta».
Sembra scettico su Futuro nazionale. Intanto in Abruzzo l’ex leghista Di Gianvittorio, sindaco di Notaresco, è stato il primo ad aderire al progetto Vannacci e assicura che in tanti sono pronti a seguirlo.
«Intanto vuol dire che loro hanno capito cosa è questo progetto. Io, per esempio, non l’ho capito. A ogni modo, se il piano è mettersi in posa scultorea e dire dei no senza considerare la realtà circostante, dubito che andrà molto lontano».
Vannacci vi rimprovera proprio di non aver rinunciato ai vostri valori e non aver detto no al governo in punti come le armi in Ucraina.
«La Lega, fin dai tempi di Bossi, è sempre stato un partito intrinsecamente di lotta e di governo. È una cultura che arriva da chi ha amministrato i territori, da chi quando era scontento per certi assetti si è messo al lavoro per modificarli in maniera credibile e non si è messo a sfasciare tutto».
Qualità che – leggo tra le righe – pensa che Futura nazionale non avrà.
«Ne dubito fortemente. Potrà anche abbaiare alla luna, ma temo che alla fine lei rimarrà lì e non si spaventerà».
È immaginabile un Vannacci in coalizione col centrodestra?
«Per come si è mosso, ormai è fuori. I suoi elettori sono tendenzialmente ideologizzati, loro stessi non gli chiedono di entrare in coalizione perché sono educati all’antipolitica e quindi contrari alla mediazione. Ma la politica è l’arte del compromesso, e se non fai accordi non ottieni niente».
Pensa che Vannacci raccoglierà consensi in Abruzzo?
«Quanto consenso può generare un atteggiamento di questo tipo in un popolo laborioso e concreto come quello abruzzese?».
Se il riferimento è all’anti-politica, qui i 5 Stelle arrivarono a quasi il 40%.
«Secondo lei, quante volte i cittadini possono farsi prendere in giro?».

