Today

6 febbraio

6 Febbraio 2026

Oggi, ma nel 1875, a Roma, nel giorno del sabato grasso, alle 20.30, negli uffici del quotidiano “La Capitale”, Pio Frezza, detto “Spaghetto” per la sua magrezza, di 25 anni, formalmente falegname, ma di fatto piccolo delinquente trasteverino fanatico delle gesta di Giuseppe Garibaldi, assassinava, con 13 fendenti di coltello con lama a foglia d’olivo da 20 centimetri, il direttore Raffaele Sonzogno, di 46, per rivalità politica e sentimentale. L’omicidio avveniva su mandato soprattutto di Giuseppe Luciani, di 30, ex redattore del giornale ed amante della moglie della vittima, Emilia Comolli, discendente della facoltosa dinastia industriale del settore tessile del comasco. Ma anche su commissione di Michele Armati, ex ufficiale delle guardie municipali, Luigi Morelli, detto “Caporaletto”, piccolo commerciante, Cornelio Farina, tessitore. Il 13 novembre successivo -due giorni prima del trapasso anche di Ottorino- sia l’esecutore materiale che i fomentatori verranno condannati all’ergastolo. Il processo sarà seguitissimo. Farà leva anche sulla testimonianza di Elpidio Mantegazza, capo della tipografia. Il 17 luglio 1874 Raffaele ed Emilia s’erano separati ufficialmente e consensualmente con sentenza del tribunale di Como, con vitalizio di 1200 lire l’anno, proprio perché lui le additava la relazione extraconiugale con Luciani che perdurava da 12 mesi. Ma poi era seguita la causa per adulterio poiché era spuntata la novità: lei, già madre di Ottorino Sonzogno, era rimasta incinta e non del marito. Ma la spinosa questione non aveva fatto in tempo ad arrivare all’attenzione dei giudici proprio perché Raffaele Sonzogno veniva accoppato. Il delitto destava enorme scalpore in tutto il Belpaese.

Il giorno dopo la cerimonia funebre, che verrà officiata l’11 febbraio e sarà estremamente partecipata, nascerà Guido, ritenuto figlio della colpa, ma che verrà formalmente considerato per lo stato civile avente Sonzogno quale padre. L’infante sarà sfortunato e morirà il 18 marzo di quello stesso 1875. Raffaele Sonzogno, milanese, già deputato dal 22 marzo 1867 al 25 gennaio 1871 nella X e nell’XI legislatura del regno per il collegio elettorale di Pizzighettone, in provincia di Cremona, nipote di Giambattista, il fondatore della prestigiosa casa editrice meneghina nel 1804, era a sua volta figlio di Lorenzo, che fino al 1839 era stato anche lui nel settore dell’editoria con stamperia al civico 602 di Corsia de’ Servi, sempre nella città ambrosiana, che sarà poi ripresa e implementata dal terzogenito, Edoardo. Raffaele, secondogenito, aveva fondato la testata romana che dirigeva, il 22 settembre 1870, dopo aver lasciato il capoluogo lombardo e la guida de facto della nuova “Gazzetta di Milano” per seguire le truppe tricolori che avevano conquistato la Città eterna. Il fatto di sangue ispirerà lo sceneggiato per il piccolo schermo, diretto dal regista Alberto Negrin, “Processo per l’uccisione di R. S.”, che verrà trasmesso a puntate dalla Rai nel 1975. E verrà rievocato anche nelle 228 pagine del volume intitolato “I sicari di Trastevere”, scritto dal commediografo e storico del teatro Roberto Mazzucco, romano del 1927, padre della scrittrice Melania, classe 1966, come giallo storico, che sarà pubblicato in prima battuta dall’editore D’Incecco di Pescara -una copia è custodita nella biblioteca del fondo Andrea Camilleri dell’Urbe, al 21 di via Filippo Corridoni- e poi riproposto dalla casa editrice palermitana Sellerio nel 2013 e nel 2017.