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4 febbraio

4 Febbraio 2026

Oggi, ma nel 1992, a San Martino sulla Secchia, frazione di San Prospero, nel modenese, veniva strangolata col filo di ferro dopo essere stata pugnalata al ventre Anna Abruzzese -nelle cronache d'archivio erroneamente indicata anche come “Bruzzese” o “Abbruzzese”- tossicodipendente di 33 anni, che abitualmente dormiva in macchina, ed era l'ottava delle dieci vittime del cosiddetto “Mostro di Modena”. Il primo omicidio, riconducibile all’uccisore sequenziale di “lucciole per una dose”, risultava quello di Filomena Gnasso, finita con cinque coltellate, il 15 novembre 1983, in via Stradello Soratore, nella zona del mercato del bestiame modenese. Poi c'era stata Giovanna Marchetti, di 19, originaria di Mirandola e residente a Medolla, soppressa con mattonate sulla testa, alla fornace di Baggiovara, il 21 agosto 1985. Quindi era stato il turno di Donatella Guerra, di 22, accoltellata al petto e alla gola, il 12 settembre 1987, alla cava dei laghetti di San Damaso. L’1 novembre 1987, a Gargallo di Carpi, era stato ritrovato il cadavere di Marina Balboni, di 21 anni, soffocata col suo foulard giallo e abbandonata a bordo strada a ridosso di Carpi. Sicché era toccato poi a Claudia Santachiara, di 24, strozzata il 30 maggio 1989, a Panzano di Campogalliano. Dopo c'era stata l'esecuzione di Fabiana Zuccarini, di 21, fatta fuori per asfissia, l’8 marzo 1990, a Staggia di Bomporto. Ed ancora alla scia di sangue s'era aggiunta Antonietta Sottosanti, giustiziata al Windsor park di Modena, lasciata senza respiro con una calza di nylon e poi bruciata, il 13 ottobre 1990. Quindi, dopo la Abruzzese, sarà la volta di Anna Maria Palermo, di 21, che verrà finita con 12 stilettate al cuore, il 26 gennaio 1994, a Corlo di Formigine. Il suo sarà l’unico caso nel quale la borsetta personale verrà recuperata accanto al cadavere. Negli altri episodi era sempre stata fatta sparire dall'assassino. L’ultimo delitto della serie delle “belle di notte per l’eroina” sarà quello di Monica Abate, di 32, del 3 gennaio 1995, eliminata per rottura dell’osso ioide, nella sua abitazione di rua Freda, a Modena. In quella sola occasione il sicario simulerà il decesso per overdose: infilandole una siringa in vena. Tutti i femminicidi in questione (nella foto, particolare, otto delle dieci ammazzate attribuite alla stessa mano criminale. Evidenziata nel riquadro in rosso la Abruzzese, nel collage dalla versione online del quotidiano “Il Resto del Carlino”, del 13 luglio 2024, di corredo al pezzo a firma Milena Soci e dal titolo “È mai esistito il mostro di Modena? Tanti interrogativi su una scia di omicidi ancora irrisolti) erano stati e continueranno ad essere valutati dall'opinione pubblica “di serie B”. Proprio per la deriva esistenziale imboccata dalle malcapitate. Nonostante le numerose segnalazioni, come quella di don Giancarlo Suffritti, ed i presunti avvistamenti, il serial killer delle “passeggiatrici per un buco”, ritenuto attivo, tra il 21 agosto 1985 e il 3 gennaio 1995, sarà destinato a non avere nome e cognome, né un volto. Tutta la triste vicenda verrà rievocata nel film intitolato “Labbra blu-il mostro di Modena”, del regista modenese Gabriele Veronesi, del 2019, prodotto da Taiga film, in onda sul piccolo schermo l’11 e il 12 maggio alle 22, su Crime + Investigation, sul canale 119 di Sky dedicato al genere true-crime, con anteprima nazionale, a Modena, al cinema Raffaello, alle 21 del 5 giugno 2019.