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5 febbraio

5 Febbraio 2026

Oggi, ma nel 1965, nella frazione Lusera di Valloriate, in provincia di Cuneo, nella sperduta baita di famiglia, a 900 metri sul livello del mare, Giovanni Spadia, studente dell’indirizzo per geometri dell’istituto commerciale cuneese “Sebastiano Grandis”, di 17 anni, nativo del centro pedemontano della Valle Stura a ridosso del Monte Tagliarè, assassinava il padre Pietro, agricoltore di 65, impiccandolo ad una trave di legno. Verrà arrestato, il 19 febbraio successivo. Poi, dopo il passaggio in Corte di Cassazione, il 13 novembre 1968, il terzo grado di giudizio farà lievitare a 11 anni e 5 mesi il lasso di tempo da trascorrere in cella, ad Alessandria. Il 19 aprile 1966, in appello, avrà 10 anni e 5 mesi di reclusione (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa”, del 20 aprile ’66, a firma del corrispondente Gino Apostolo).

Con pena aumentata rispetto ai 9 anni e 4 mesi di carcere che rimedierà in primo grado, il 18 ottobre 1965. Prima di passare il cappio intorno al collo del babbo aveva avuto con lui un diverbio, l'ennesimo. In particolare su certe piante da vendere. Così lo aveva colpito violentemente con un pugno. Il genitore era scivolato battendo la testa. Ma era ancora vivo. Il ragazzo, credendo il contrario, temendo di beccare l'ergastolo, aveva deciso di simulare il suicidio del padre. Per ammissione dello stesso reo confesso, sia lui che il babbo avevano bevuto e ciò aveva fomentato le consuete incomprensioni generazionali. La vicenda destava enorme clamore nel circondario.

La famiglia, che comprendeva anche la madre del giovane killer, Lucia Dutto, di 58, e la sorella, Modesta, di 14, era di condizioni economiche molto umili. Risiedeva nella contrada Passatore di Cuneo dal 1955, dopo aver abbandonato Valloriate, proprio per permettere al primogenito di studiare. Ma le liti dell'erede col capofamiglia erano frequenti: soprattutto per soldi. Poiché Giovanni, il figlio, che s’era adattato ben volentieri alla vita cittadina, chiedeva quattrini, perlopiù necessari a far bella figura con i compagni di scuola. Ma Pietro, il padre, definito dai congiunti "parsimonioso fino all’avarizia" e "montanaro nell’indole", serrava sempre più i cordoni della borsa.