Legnini: la riforma della giustizia è una delle priorità di questo paese

31 Gennaio 2015

PESCARA. «È giusto che nasca una continuità di occasioni di ritrovamento sul pensiero di Federico Caffè: abbiamo la necessita di simboleggiare un luogo; che l'Abruzzo realizzi una narrazione di...

PESCARA. «È giusto che nasca una continuità di occasioni di ritrovamento sul pensiero di Federico Caffè: abbiamo la necessita di simboleggiare un luogo; che l'Abruzzo realizzi una narrazione di questa grandezza». Per Luciano D’Alfonso c’è ancora bisogno di maestri, e Caffé, dice alla platea gremita del Circus chiamata a celebrare il grande economista pescarese, era uno di quelli. Da cui il presidente della Regione dice di voler prendere a prestito nella sua azione di governo «l'atteggiamento del liberale adulto, che mai sconfina nel liberismo». «Caffè» ha spiegato D'Alfonso «è anche riformista e lo si sente quando si pone le domande sul progetto di vita di ciascun individuo».

Qui, secondo il governatore, entra in campo, «con potenza il valore della conoscenza e della formazione», insiste riprendendo il tema centrale dell’intervento del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Secondo il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, Caffè entra nel virtuale pantheon dei grandi abruzzesi del quale fanno parte il giudice Emilio Alessandrini (il figlio Marco Alessandrini ha letto il saluto di benvenuto come sindaco della città) e di Ettore Troilo fondatore della Brigata Maiella. Nomi citati non a caso da chi guida l’organo di autogoverno della magistratura (un magistrato ucciso da Prima Linea e il primo prefetto delle città di Milano dopo la Liberazione).

«Fino ad alcuni anni fa», ha spiegato Legnini, «non vi era consapevolezza sufficiente sul sistema giudiziario, fonte di freno per l'economia, fonte di problemi, fonte di diffidenza per gli investitori stranieri. Da poco tempo ma in modo deciso in tutti i documenti di programmazione economico finanziaria di cui mi sono occupato fino a qualche mese fa, il tema della riforma della giustizia e in particolare quella civile è uno di quelli prioritari nel nostro Paese». Legnini ha citato il «peso dell'economia sommersa, il 26% del Pil, e dell'economia illegale, il 10% del Pil. Pensate se l'intero apparato pubblico fosse nelle condizioni migliori di recuperare una fetta di questa economia» ha detto il vicepresidente del Csm, «pensate al peso che questa economia ha sul sistema giudiziario, sul bilancio pubblico e, quindi, sulla vita delle persone».

Sul valore sociale della scienza economica di Caffè ha insistito Marcello De Cecco che giudica un «discorso del futuro» la critica dell’economista abruzzese «agli disumanizzanti del welfare state all’italiana», che è una censura severa «a chi guadagna sul sistema sociale» (qui è evidente il riferimento ai conti disastrati del nostro sistema assistenziale). Giacinto Della Cananea, componente del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti) ha insistito su un aspetto quanto mai attuale del lavoro di Caffè che ha riguardato la «vischiosità della spesa pubblica». Caffè ha cioè tentato di rispondere alla domanda: come ci assicuriamo che la spesa pubblica venga effettivamente spesa? Difficile trovare una domanda più attuale. (a.d.f.)

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