«LFoundry più forte con la cinese Smic»

29 Giugno 2016

L’ad della società di Avezzano: prevediamo investimenti e nuove assunzioni, i primi risultati nei prossimi due anni

AVEZZANO. Con la cessione del 70% delle quote LFoundry alla cinese Smic non si escludono nuovi investimenti ed assunzioni. Pur con la dovuta prudenza, l’amministratore delegato di LFoundry Sergio Galbiati ha manifestato la propria soddisfazione per l’accordo, ma soprattutto per gli sviluppi futuri dello stabilimento avezzanese. Galbiati parla della nuova affascinante sfida dopo aver fondato Marsica Innovation Technology, a seguito dell’uscita di scena della Micron, e dopo aver stretto accordi con la tedesca LFoundry.

Dottor Galbiati, quali le strategie alla base della cessione delle quote alla Smic?

«Si è trattato del coronamento di ciò che avremmo voluto succedesse. Onestamente pensavamo ci volesse più tempo. Non eravamo neanche sicuri che, alla fine, sarebbe stato Smic o qualche altro. Però, il fatto che sia Smic è sicuramente la cosa migliore che potesse succedere perché è una azienda che sta crescendo ad un ritmo più sostenuto. Pur avendo il quartiere generale in Cina, ha una radice e una origine miste perché è stata fondata da un nostro caro collega di Texas Instruments, che ha lavorato con noi qui ad Avezzano per circa un anno. Il fatto che ora noi siamo parte di quel team, e che allo stesso tempo loro ci hanno chiesto di fare una joint venture e non di comperarci, è la testimonianza che vogliono dare continuità a quello che abbiamo fatto, aprirci i loro mercati e, attraverso di noi, arrivare in Europa in maniera ben accetta».

Quale sarà il suo ruolo nella nuova società?

«Riflette abbastanza questa filosofia di fondo. Il mio ruolo è proiettato a cercare di facilitare, nel contesto europeo, l’arrivo di Smic in maniera piuttosto visibile e marcata, sia dal punto di vista strategico che istituzionale. Quindi riguarda il ruolo che Smic potrà giocare non solo nel nostro Paese ma anche in tavoli europei, un ruolo che sarà proporzionale al contributo che porteranno. Se le cose vanno come abbiamo concordato, e sono sicuro che sarà così, ci saranno anche investimenti importanti e ci saranno crescite di mercato che vanno al di là del puro fatto avezzanese».

Cosa cambierà nell’organizzazione di LFoundry con l’arrivo di Smic?

«Pochissimo, perché non è interesse dei nostri partners cambiare drasticamente rotta o fare qualcosa di rivoluzionario a livello tecnologico. L’obiettivo è quello di integrarci e lavorare insieme come un’unica squadra. Per noi, dal punto di vista organizzativo, non cambia nulla».

Quali le prospettive occupazionali per questo sito?

«Mi auguro che, nel giro di un paio di anni, si possa vedere, fisicamente, quello che è sempre stato il mio grosso obiettivo: quello di avere un’organizzazione in grado di crescere con le sue gambe e con i suoi meriti. Compatibilmente con il fatto di sfruttare al meglio gli spazi disponibili, convertendo la clean room e quelli che oggi sono spazi per uffici. L’intenzione, con il giusto costo, è quella di ingrandire gli spazi produttivi del sito. Nel momento in cui questo si fa, lo si fa anche portando tecnologie produttive di Smic, per cui serviranno persone. Abbiamo anche fatto un buon lavoro con i sindacati, in modo tale da poter assorbire le oscillazioni, quando ci sono, senza per questo metterci finanziariamente nelle condizioni di andare in sofferenza. Noi abbiamo ottenuto la parola d’ordine di non perdere neanche un posto di lavoro. C’è però da dire che molte delle persone che, da venticinque anni lavorano con noi, oggi sono cinquantacinquenni. Questa è un’azienda di clean room che non può cambiare tipo di lavoro e che comporta stress. Una nuova forma di organizzazione del lavoro, alla fine, se flessibilmente utilizzata, potrebbe incontrare i bisogni dell’azienda, delle persone e delle loro esigenze di vita».

È prevedibile un aumento della produzione?

«Questo è l’obiettivo. Noi, quest’anno, siamo in sofferenza perché il nostro cliente principale ha deciso di razionalizzare i suoi inventari. Ma è una situazione contingente. Da agosto, quando verrà ratificato l’accordo, si partirà a grande velocità per poi investire progressivamente in nuove macchine. Diciamo che, realisticamente, un centinaio di milioni di euro bisognerà investirli nei prossimi due tre anni. E questo dovrebbe portare dietro una certa quota di nuovo personale».

I sindacati sono scettici. Cosa può dirci?

«La loro posizione è ragionevole. E devo dire comunque che il nostro gruppo, in questi anni, ha mantenuto un canale di comunicazione credo molto aperto e onesto. Penso che i sindacati farebbero bene a fidarsi perché quello che ne uscirà potrebbe anche essere un modello positivo di sviluppo economico in uscita da una crisi per un rilancio che potrebbe servire anche a loro».

Paolo Guadagni

©RIPRODUZIONE RISERVATA