Lo sfogo di Di Ilio: «Sono amareggiato»

14 Marzo 2017

Il difensore di Del Vecchio: «Impugnamo l’ordinanza al riesame». Di Stefano: «Spettacolo indecoroso»

CHIETI. Si dichiara amareggiato, il rettore Carmine Di Ilio, alla notizia della sospensione decisa dal gip nei suoi confronti e del direttore generale, Filippo Del Vecchio. Amareggiato, e offerma di aver sempre rispettato le leggi. Durante gli interrogatori, Di Ilio, difeso dall’avvocato Marco Spagnuolo, aveva sostenuto di aver semplicemente ratificato decisioni prese da altri deputati al ruolo di amministratori. E’ questa la sua difesa. Per il dg Del Vecchio parla invece il suo avvocato, Stefano Rossi. «Impugneremo l’atto e faremo appello», dice il difensore, «al tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento dell’ordinanza». Un documento di 57 pagine, «un po’ troppe», secondo l’avvocato Rossi, per il quale a smontare una delle accuse rivolte a Del Vecchio, quella di falso ideologico, ci sarebbe la testimonianza degli impiegati del Provveditorato alle opere pubbliche «che dicono che la correzione l’hanno fatta loro. Nella sostanza non muta nulla, tutto il discorso sul risparmio economico non è corretto, e per quanto riguarda la sua presenza a una riunione del cda, visto che lui non vota, non gli si può imporre l’obbligo di astenersi dal partecipare». E dal mondo politico si alza la voce del deputato di Fi, Fabrizio Di Stefano, secondo il quale «l'interdizione per sei mesi dagli incarichi di un rettore e di un direttore generale non ha precedenti in Abruzzo. Il danno d'immagine che tutto questo comporta per l'Ateneo è incalcolabile, e chi di questo se ne è reso responsabile deve renderne conto: forse è arrivato il momento che tutto il corpo docente dell'Ateneo comprenda che le partite che si giocano sull'Università D'Annunzio non sono e non possono essere partite private, ma la ricaduta coinvolge inevitabilmente tutto il territorio abruzzese e teatino in particolare. Di fatto», aggiunge Di Stefano, «si chiude così il mandato del professor Carmine Di Ilio alla guida dell’Ateneo e, senza ombra di dubbio, peggior maniera di chiudere non ci poteva essere. L’indecoroso spettacolo a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi, come risultato ha prodotto non solo, appunto, questo epilogo ma, soprattutto, la perdita da parte dell’Ateneo di 6.000 studenti con un conseguente danno economico diretto e indiretto su tutto il tessuto economico delle attività che si muovono intorno all’Ateneo. Occorre allora che il corpo docente, nella scelta del nuovo rettore, si assuma la responsabilità di confrontarsi con il territorio, con la consapevolezza che l’Ateneo è un bene per il territorio e quindi è al territorio che si deve rispondere». (a.b.)