Lolli al Governo: «Bloccate lo scippo»

La risposta della Regione ai 5 Stelle: il presidente vicario chiede un atto concreto. Il banco di prova sono 2 emendamenti
L'AQUILA. Due emendamenti al decreto Genova, presentati dai deputati Stefania Pezzopane e Camillo D'Alessandro del Partito democratico, se approvati da commissione e aula in fase di conversione, potrebbero restituire all'Abruzzo i 250 milioni del Patto di sviluppo (noto come masterplan che complessivamente destina alla nostra regione 753 milioni di euro) che invece in base al decreto saranno dirottati per la messa in sicurezza sismica dell'autostrada A24/A25. La questione è venuta a galla dopo che il Centro ha pubblicato un passaggio del decreto Genova con il quale si certificava lo scippo dei fondi. La vicenda è finita subito nell'occhio del ciclone della polemica politica con botte e risposte che non hanno però contribuito a trovare soluzioni per uscire dall'impasse.
Ieri mattina il presidente vicario della giunta regionale Giovanni Lolli, il presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio e il direttore generale della Regione Vincenzo Rivera hanno, carte alla mano, provato a fare chiarezza. Lolli è partito dalle certezze: «Siamo tutti d’accordo che l’autostrada è di proprietà dello Stato, siamo tutti d’accordo che l’infrastruttura non è sicura soprattutto dal punto di vista sismico, siamo tutti d’accordo che una legge ha stanziato 250 milioni di euro a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione _ Fsc _ per la messa in sicurezza. Quella legge però diventava esecutiva nel 2021. E allora siamo stati tutti d'accordo affinché le risorse venissero anticipate». Il soldi da anticipare, secondo la Regione, non dovevano essere presi dal Masterplan ma dalla quota che spetta all'Abruzzo (quasi 400 milioni di euro) del Piano operativo nazionale. E questo perché mentre i soldi del masterplan sono già assegnati a grandi e piccoli progetti pronti a partire (e si tratta di strade da sistemare, contenimento del rischio idrogeologico, attività turistiche), i fondi del Piano Operativo hanno una destinazione di massima ma i progetti sono di là da venire tanto che la Regione si è detta disposta a rinunciare a una parte di essi facendo slittare di qualche anno opere non urgentissime come per esempio il prolungamento dell'asse attrezzato di Pescara. I toni della conferenza stampa di Lolli, Di Pangrazio e Rivera sono stati a tratti anche concitati. Mentre Lolli si era ripromesso di non fare polemica politica ma di attenersi ai fatti alla fine le stilettate al Movimento 5 Stelle (in particolare al ministro Toninelli e alla consigliera regionale Sara Marcozzi che hanno accusato la Regione di aver avallato con una delibera di luglio lo “scippo”) ce ne sono state e anche parecchie. Il dg Rivera che doveva avere il ruolo tecnico di spiegare i vari passaggi della vicenda alla fine non ha potuto trattenere il suo rammarico, sarebbe meglio dire irritazione, per alcune dichiarazioni dei 5 Stelle che lo hanno tirato in ballo mettendo in dubbio addirittura la sua professionalità e questa cosa Rivera non l'ha proprio digerita tanto che a un certo punto Lolli ha dovuto fare addirittura da pompiere sia nei confronti del direttore generale che del presidente Di Pangrazio che ha chiesto la parola «per trenta secondi» ma poi è diventato un fiume in piena ribadendo a voce sostenuta che i lavori su un'autostrada di proprietà dello Stato non possono essere pagati dalla Regione e che «lo scippo» di quei fondi è un «atto intollerabile» che «si ritorcerà anche contro i 5 Stelle se fra qualche mese come indicano alcuni sondaggi potrebbero essere loro alla guida della Regione». Rivera ha precisato che se non si torna indietro l'Abruzzo per questo scorcio di 2018 e per tutto il 2019 non avrà un euro per opere pubbliche.
Lolli dal canto suo ha anche sottolineato che se il governo corregge l'errore la Regione è pronta a sedersi a un tavolo per trovare comunque quei soldi che potrebbero arrivare dal Piano operativo nazionale i cui fondi non risultano ancora essere stati impegnati.

