Lorenzo, da Pescara all’Australia sognando l’arte

25 Marzo 2016

A soli 27 anni ha già studiato in Spagna e Germania «Ma non sono un cervello in fuga perché io ritorno sempre»

PESCARA. Conosco Lorenzo Kamerlengo da quando, adolescente, ballava la break dance vicino all'Elefante di piazza Salotto, o alla stazione di Pescara dove i ragazzi si riunivano dopo la scuola. Nato a Pescara 27 anni fa, la nonna di suo nonno, Adelina, era la governante di casa di Gabriele d'Annunzio.

Amante di tutte le arti, oggi Lorenzo è un giovane artista che non si ferma mai. Lo scorso anno ha esposto alla Biennale di Mulhouse in Francia, e ultimamente con la sua personale "Parts" allo Spazio Alviani dell'Aurum di Pescara.Lo intervisto poco dopo il suo trasferimento in Australia.

Prima di Melbourne dove hai vissuto?

« A Roma, dove ho iniziato l'Accademia di Belle Arti, che ho terminato poi all'Aquila. Ho studiato nei Paesi Baschi, nel Nord della Spagna, e ho trascorso un lungo periodo pre-tesi a Berlino. Ho sempre cercato di confrontarmi il più possibile con un contesto internazionale».

Perchè sei andato a vivere in Australia?

«Principalmente per perfezionare la conoscenza della lingua inglese, e ovviamente per scoprire, per quel che potrò, questo continente!».

Sei lì da poco, che idea ti sei fatto in queste settimane?

«Se sei nato e cresciuto qui benissimo! Nonostante la vita sia molto più cara rispetto al nostro Paese, con uno stipendio anche medio-basso, ti puoi benissimo permettere un tenore di vita invidiabile. Se vieni dall'estero invece, i primi periodi non sono facili come spesso raccontano. C'è bisogno di tantissimo impegno, capacità e anche un po' di fortuna, ma nonostante ciò ti accorgi subito di trovarti in una società in generale ben organizzata sotto tutti gli aspetti. Capita raramente di rimanere ingarbugliati in questioni burocratiche, perdere tempo negli uffici o cose del genere, i trasporti sono impeccabili e così via…».

Tre consigli per chi dall'Abruzzo vuole andare a vivere in Australia.

«Innanzitutto consiglierei di partire il più informati possibile, l'ideale sarebbe chiedere direttamente a qualche italiano che vive già in Australia da tempo; poi sicuramente di non partire con un piano troppo definito perché tanto lo cambierete! Infine di portarsi un bel gruzzoletto!».

Come immagini l'arte nel futuro.

«Immaginare l'arte del futuro è sempre stato un desiderio ed un tentativo di molti, ma è sicuramente difficilissimo fare un pronostico. Per quanto mi riguarda sono molto attento alle trasformazioni della tecnica, e a quelle della nostra società dal punto di vista relazionale. Quando creiamo qualcosa lo facciamo attraverso i mezzi tecnici che padroneggiamo, che abbiamo intorno e con cui ci confrontiamo. Anticamente la scultura era unicamente frutto dello scalpello, oggi spessissimo viene prodotta attraverso l'utilizzo di macchinari industrializzati, e questo crea delle trasformazioni. inoltre il nostro modo di relazionarci determina anche le nostre strutture interiori, e le problematiche che ne scaturiscono. Credo che stiamo vivendo tutti un forte processo di virtualizzazione e mediazione costante rispetto ai fenomeni che ci circondano, e questo si riflette assolutamente nella produzione degli artisti».

Ti ritieni un talento?

(ride) «Attualmente no!».

Un cervello in fuga?

«No, perché mi è capitato e ho deciso spesso di vivere in posti diversi, studiare all'estero, ma senza mai smettere di confrontarmi con la realtà italiana. Uno dei miei sogni nel cassetto è quello di diventare professore, e spero, un giorno, di poter insegnare ai giovani del nostro Paese».

Creativi si nasce o si diventa?

«Si diventa».

Il tuo artista preferito.

«Difficilissimo! Ne ho molti, ma sicuramente Alejandro Jodorowsky è fra i primi tre».

Le tre cose che ti mancano di Pescara.

«Mi mancano quei percorsi quotidiani dove ogni stradina, casa, portone che passi ti ricorda una storia…c'è poco da fare, è il luogo dove sei cresciuto».

Le tre cose che ci sono in Australia ma non a Pescara.

«Sorrisi e gentilezza verso gli sconosciuti, di qualsiasi razza, età o religione. I canguri. La possibilità di costruirsi un futuro».

Serena Scarpelli