fauna

L’orso marsicano cresce ed è più forte: censiti 81 esemplari

I dati del monitoraggio 2025: 81 esemplari nell'Appennino centrale e segnali di espansione. Scopri lo studio finanziato dal Pnrr.
17 Luglio 2026

Presentata al ministero la stima sull’animale a rischio. Il Parco: «Successo degli interventi di conservazione»

PESCASSEROLI

Nell'Appennino centrale vivono 81 esemplari di orso bruno marsicano, 43 femmine e 38 maschi. I dati confermano il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la zona contigua come l’areale principale della specie, dove il numero degli esemplari presenta una sostanziale stabilità o un leggero aumento rispetto alla stima del 2014.

Emerge la presenza di circa 16 esemplari nelle aree periferiche, «a prova del processo di espansione in atto, il cui successo futuro dipenderà anche dalla protezione dei corridoi ecologici, ovvero le zone che permettono la connessione di aree idonee alla sua presenza». È quanto emerso dalla presentazione, al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), sulla nuova stima di popolazione dell’orso bruno marsicano, la prima realizzata sull’intero areale di distribuzione, frutto del campionamento genetico condotto nell’estate 2025.

Lo studio è stato finanziato grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nell’ambito del progetto “Digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette”.

Rappresenta la più estesa e sistematica attività di monitoraggio genetico mai realizzata per questa sottospecie. Il successo dell’iniziativa è frutto di una sinergia che ha coinvolto Mase, Ispra e decine di enti, tra cui Parchi Nazionali, Parchi e Riserve Regionali, Reti di Monitoraggio dell’orso marsicano, Regioni, carabinieri forestali, associazioni ambientaliste e i due soggetti privati aggiudicatari dei servizi tecnici di raccolta e analisi genetica dei campioni biologici.

La stima si riferisce agli oltre 6mila chilometri quadrati nell’Appennino centrale che, ad oggi, costituiscono l’areale di distribuzione di questa sottospecie endemica di orso, gravemente minacciata di estinzione. «I risultati del progetto non offrono solo un aggiornamento numerico di orsi presenti in Appennino e del successo degli interventi di conservazione attuati in questi anni, ma anche preziose indicazioni di indirizzo per le future azioni di conservazione», spiega il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, «lo studio conferma che le aree periferiche della distribuzione dell’orso sono idonee ad ospitare una presenza stabile e abbondante, ma che il lento processo di espansione dell’areale si dovrà confrontare con la frammentazione dell'habitat, con il degrado dei pochi corridoi ecologici esistenti tra il centro e la periferia e con la necessità di assicurare forme di contemperamento della presenza antropica e degli usi produttivi del territorio, più rilevanti nelle aree periferiche dell’areale. Il complesso lavoro svolto deve rappresentare lo stimolo per proseguire nel monitoraggio e nell’acquisizione di conoscenze ma, soprattutto, per un rinnovato impegno di tutte le amministrazioni territorialmente coinvolte per conciliare lo sviluppo socioeconomico con gli interventi per migliorare lo stato di conservazione della specie».