«Lupi, l’abbattimento è rischioso»

4 Febbraio 2017

Il presidente del Parco della Majella: così destrutturiamo il branco

SULMONA. Scatena polemiche e reazioni il nuovo piano di gestione del lupo, che prevede l’abbattimento programmato dell’esemplare protetto. La sola ipotesi dell’abbattimento dell’esemplare -simbolo dell’Abruzzo assieme all’orso - sta provocando un vero movimento per il no, che si sta organizzando sui social network.

Ma forti perplessità sono espresse anche dai rappresentanti istituzionali e da quanti sono alla guida delle aree protette. Come nel caso di Franco Iezzi, il presidente del Parco nazionale della Majella, che invita a evitare interventi spot per aprirsi a soluzioni progressive adattate sui vari territori. La discussione del nuovo piano di gestione del lupo è in calendario alla Conferenza Stato-Regioni, tra il ministero dell’Ambiente e i rappresentanti delle giunte regionali. Si tratta di uno strumento di pianificazione indispensabile, pensato dopo 40 anni di tutela del lupo in Italia, che, partendo dai successi della conservazione, apre anche a nuove prospettive di gestione della specie.

«Tra gli elementi di possibile gestione futura, desta perplessità l’ultimo riguardante l’abbattimento programmato di questo esemplare», dice Iezzi. «Decisione, quest’ultima, che presumibilmente aiuterebbe a placare i danni alle attività zootecniche. C’è da chiedersi quale utilità avrà tale percentuale di abbattimento se non quella di rischiare di destrutturare le gerarchie del branco e aumentare il numero di lupi solitari, che potrebbero danneggiare gli allevamenti».

Da qui la necessità di un censimento degli esemplari. «E’ chiaro che parlare di un piano gestione del lupo senza conoscere dettagliatamente il numero di esemplari, il cui margine stimato è davvero troppo ampio», aggiunge Iezzi, «significa ammettere che la natalità e la mortalità diventano un’illusione, soprattutto quando si parla di una tra le specie più protette in Unione Europea. Tra l’altro, sempre secondo la bozza del piano di gestione, il bracconaggio rappresenta la prima causa di morte del lupo, stimata al 15-20%. Nel Parco della Majella si sono ottenuti, negli anni, ottimi risultati, in collaborazione con gli allevatori, con l’iniziativa di restituzione della pecora predata, gli incentivi ai miglioramenti sanitari degli animali al pascolo e la promozione dell’allevamento del cane da pastore abruzzese».

Federica Pantano

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