«Ma è ecosostenibile anche chi non fa bio»

PESCARA. «Evitiamo gli estremismi, per favore, e non demonizziamo l'agricoltura convenzionale anche se il biologico è una filosofia del tutto condivisibile». Domenico Pasetti non recita il ruolo di...
PESCARA. «Evitiamo gli estremismi, per favore, e non demonizziamo l'agricoltura convenzionale anche se il biologico è una filosofia del tutto condivisibile». Domenico Pasetti non recita il ruolo di presidente di Coldiretti, perché come tale sarebbe costretto a equilibrismi quasi impossibili per conciliare tutte le posizioni e tendenze che abbondano in un'organizzazione di oltre 30mila iscritti. Crede invece in quel che dice quando sostiene, da presidente e da imprenditore vitivinicolo, che «va favorita l'agricoltura biologica, ma non dimentichiamo che sull'altro versante non c'è più il mostro ceato dalla vecchia chimica, quella della produttività a ogni costo, senza guardare alla qualità intrinseca del prodotto e alla salute del consumatore. Oggi c'è l'agricoltura sostenibile, che non fa clamori, non apre a scenari suggestivi, eppure incarna con la salubrità del prodotto l'evoluzione di quella vituperata del passato, ha capitalizzato sugli errori e oggi rappresenta una sicurezza». Non equilibrismo ma equilibrio nelle posizioni di Pasetti. «L'agricoltura sostenibile», incalza, «ormai usa principi attivi innocui, frutto dell'addomesticazione di quelli nocivi. Siamo lontani anni luce dall'ingenuità del secolo scorso, che salutò con sollievo il Ddt per poi scoprire che era pericoloso. A validare la sostenibilità è la ricerca scientifica, provata sul campo con sistemi amici del territorio e della natura. Anzi, talvolta rispetto al biologico sono necessari meno trattamenti a tutto vantaggio delle emissioni di Co2 e dell'impiego razionale delle fonti di energia». Poi un’avvertenza di carattere burocratico: «I protocolli sono giusti, garantiscono tutti», annota, «ma va aumentata l'attenzione nei controlli. Oggi c'è una società privata che verifica una volta l'anno, quindi non sono io o Coldiretti a scoprire che il sistema è lacunoso». Infine Pasetti chiude il cerchio. «Al di là della certificazione biologica, Doc o Dop, a tenere il mercato rimangono quelle imprese e quei marchi che hanno costruito il loro prestigio in decenni di rapporti con i loro clienti, in tutti i livelli della filiera. Certo, il bio ha esaltato i vantaggi della filiera corta, ma le posizioni conquistate vanno poi mantenute». (f.b.)
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