Mafia, ville e hotel tra i beni confiscati

7 Gennaio 2020

In regione sequestrati 196 immobili e 30 aziende. Nell’elenco anche appartamenti, terreni e una stalla con scuderia

PESCARA . Ci sono 50 appartamenti, 4 ville, e persino una stalla con scuderia tra i 196 i immobili sequestrati in Abruzzo alla criminalità organizzata. A questi si aggiungono anche 30 aziende, tra le quali 4 operanti nel settore alberghiero e della ristorazione, di cui due già riassegnate. I dati, pubblicati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, sono aggiornata al primo gennaio di quest’anno.
COS’È L’AGENZIA. L’organismo è stato istituito nel 2010, ed è un ente con personalità giuridica di diritto pubblico, dotato di autonomia organizzativa e contabile, posto sotto la vigilanza del Ministro dell’interno, il dicastero affidato al ministro Luciana Lamorgese. Scopo principale dell’Agenzia, diretta dal prefetto Bruno Frattasi, è quello di provvedere all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, fino alla restituzione alla collettività dei patrimoni, e quindi al loro riutilizzo a fini sociali.
In poche parole, lo scopo dall'organismo è riportare nell’alveo della legalità i patrimoni illecitamente accumulati dalle mafie. L’Agenzia ha sede principale a Roma e sedi secondarie a Reggio Calabria, Palermo, Milano e Napoli.
IN ABRUZZO. Nella nostra regione, complessivamente, sono 196 gli immobili che lo Stato ha sottratto alla criminalità organizzata, di cui 112 già riassegnati.
Nell’elenco figurano, oltre ai 50 appartamenti, le 4 ville e la scuderia, anche 33 terreni agricoli, 25 tra box, autorimesse e posti auto, 16 abitazioni indipendenti, 22 terreni la cui destinazione non è stata definita, 13 magazzini, un fabbricato per usi sportivi e altri beni di varia natura (vedi tabella). Per quanto riguarda le attività produttive, fra le 30 sequestrate ci sono 4 imprese (di cui 2 già riassegnate) operanti nel settore alberghiero e della ristorazione, 9 aziende impegnate nel settore agricolo, 4 società finanziarie, 4 attività immobiliari, 5 imprese commerciali (riparazione veicoli, beni personali, casa), 3 imprese di costruzioni e altre 3 dedite a servizi pubblici, sociali e personali.
IN ITALIA. Se i numeri abruzzesi non rendono esattamente il quadro di un’isola felice, a livello nazionale la situazione è ben peggiore. In Italia, infatti, sono 17.867 gli immobili confiscati, dei quali 15.953 riassegnati alla collettività. Le aziende sottratte alle mafie, invece sono 2.641 delle quali 1.314 riaffidate a enti pubblici, cooperative sociali e enti senza fini di lucro. Sempre a livello nazionale è la Sicilia a detenere il primato degli immobili sequestrati (6.608), seguita da Campania (2.447), Calabria (2.056), Lombardia (1.821) che supera la Puglia ferma a quota 1.105.
Anche la regione Lazio, con i suoi 1.054 immobili confiscati è tra le regioni in vetta alla classifica, chiusa dal Trentino Alto Adige, con un appartamento e un magazzino sequestrati. Classifica rispettata (solo per le prime due posizioni) anche per quanto riguarda le aziende: 795 quelle sequestrate in Sicilia, 546 in Campania. Seguono il Lazio (342), la Calabria (296), la Lombardia (2719, la Puglia (110). Fanalino di coda la Valle d’Aosta, dove, evidentemente, i tentacoli della “Piovra” non attecchiscono: una sola azienda sequestrata, operante nel settore delle costruzioni.
LA RIASSEGNAZIONE. Il meccanismo attraverso il quale i beni confiscati tornano a nuova vita parte da una Conferenza dei servizi e dalle manifestazioni d’interesse che vengono avanzate attraverso una piattaforma telematica. Dal 2008 al 2018, in Abruzzo erano stati riassegnati 48 beni ad altrettanti enti locali. il picco si è verificato negli anni 2010 (15) e 2013 (10). A livello nazionale la tipologia di aziende confiscate più ricorrente è quella del settore delle costruzioni (28,07%), seguita da commercio (20%).
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