Maltempo e scarse cure Per l’olio sarà l’anno nero?

1 Agosto 2014

Previste produzioni dimezzate dal freddo e dall’attacco della mosca Ma pesano anche le potature inadeguate e l’abbandono degli uliveti

PESCARA. Comincia l'apprensione tra i produttori olivicoli abruzzesi per la campagna olearia 2014-2015 con una previsione di produzione che sembra subirà una battuta d'arresto. I dati del 2013 hanno sancito cali di produzione nazionale dal 13% al 27% in quasi tutte le regioni olivate italiane, ma l'Abruzzo era in controtendenza rispetto a questo andamento negativo. Se l'anno passato, con oltre 19 mila tonnellate di olio prodotto, si è registrato così un incremento del 5%, quest'anno la produzione regionale rischia grosso, stando alle anticipazioni degli esperti.

«La produzione prevista per la prossima raccolta sarà quantificabile in un vistoso calo del 40-50% rispetto alle produzioni medie regionali», commenta Luciano Di Massimo, neocomponente del Consiglio nazionale dell'Unaprol, l'unione che riunisce i produttori olivicoli italiani «un risultato imputabile soprattutto ai cambiamenti climatici e alle abbondanti precipitazioni. L'olivo» spiega Di Massimo «produce sui brindilli e sulle gemme miste e queste ultime a seguito delle avversità climatiche differenziano sempre più a legno che a frutto. Inoltre le basse temperature registrate nel periodo della prefioritura e della fioritura, hanno determinato una scarsa allegagione. E poi» aggiunge Di Massimo «con le temperature attuali c'è anche il rischio di attacco della mosca olearia che contribuisce alla perdita di produzione e in molti casi alla riduzione del livello qualitativo dell'olio».

Colpa del tempo, certo, ma gli inconvenienti delle stagioni non sono i soli problemi che incontra la realtà olivicola abruzzese. «L'olivo presenta senz'altro una marcata alternanza di produzione accentuata dai mutamenti climatici» precisa Di Massimo «ma la scarsa produzione è da imputarsi anche alla mancanza di adeguate potature e cure colturali agli uliveti che scaturisce da un'insufficiente remunerazione del prodotto, per via del bassissimo livello culturale che caratterizza il nostro mercato. Non è pensabile acquistare un ottimo extravergine corredato di certificazione Dop o Biologico ad un prezzo inferiore ai 7-8 euro a litro, ma al contempo il consumatore medio non riesce a giustificare una spesa maggiore perché non è capace di riconoscere le caratteristiche distintive di un olio di qualità».

Le ricerche nazionali evidenziano anche come, accanto ai fenomeni di mancata raccolta, si stia diffondendo un abbandono degli uliveti da parte della vecchia generazione, che sembra non trovare nuove forze a cui passare il testimone, complice la mancanza di un'adeguata prospettiva reddituale nel settore olivicolo. L'Abruzzo in ogni caso sta scommettendo sempre di più sulla qualità del proprio extravergine di oliva e negli ultimi anni c'è una crescita positiva d'interesse per il settore, dimostrata anche dalla organizzazione e partecipazione a manifestazioni e concorsi, da parte di produttori, associazioni ed enti. Una promozione di un'eccellenza del territorio che parte anzitutto dalle tre denominazione di origine protetta della regione, “Aprutino Pescarese”, “Colline Teatine” e “Pretuziano delle Colline Teramane”. E sono già 16 i Comuni che partecipano all'Associazione Nazionale Città dell'Olio.

«La nostra regione presenta una moltitudine di varietà con peculiarità nei singoli areali e tante potenzialità in questo settore» conclude Di Massimo «e credo che il Programma di Sviluppo rurale 2014-2020, con diverse novità positive quanto a fondi e opportunità per le imprese dell'agroalimentare, possa essere una buona occasione anche per i produttori olivicoli abruzzesi».

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