Mare, le prime analisi Arta: qualità e divieti in Abruzzo

5 Giugno 2014

Sono 21 i punti della costa dove la qualità del mare è scarsa e in 16 restano i divieti. La regione perde punti rispetto alle altre. De Sanctis (Forum): «Politica scellerata»

PESCARA. Le piogge e le condizioni meteorologiche incerte che hanno caratterizzato la primavera lasciano spazio al bel tempo, al sole e alla tanto attesa estate, con le spiagge abruzzesi che, soprattutto in occasione del ponte del 2 giugno, si sono riempite di persone. E insieme al caldo arrivano anche i risultati delle ultime analisi condotte dall'Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) sulla qualità delle acque di balneazione abruzzesi.

Sono 21 i tratti di costa in cui la qualità è classificata come "scarsa" e in 16 di questi c'è il divieto di balneazione. Uno dei dati più preoccupanti, emerso negli ultimi giorni, è la presenza di salmonella nel fiume Trigno.

Nei giorni scorsi l'Arta ha completato le analisi di laboratorio sui campioni di acque marine prelevati a maggio, secondo il calendario stabilito dalla Regione. Per quanto riguarda le acque balneabili, le stazioni di campionamento interdette alla balneazione perché interessate nel primo prelievo del mese scorso da superamenti dei limiti di legge, sono tornate balneabili. Fa eccezione, però, l'area 300 metri a nord della foce del fiume Saline, nel comune di Città Sant'Angelo.

Sul fronte delle acque non balneabili elencate nell'ordinanza della Regione del 31 marzo restano i divieti in tutti i siti indicati. Si tratta di quei punti attualmente interdetti alla balneazione per motivi igienico-sanitari, quasi tutti nei pressi delle foci di fiumi, fossi e torrenti, dal Pescara al Vomano, dal Sangro al Foro, dal Vibrata al fosso della Paurosa. In ogni caso, i turisti e gli amanti del mare possono stare tranquilli: in Abruzzo oltre l'80 per cento della costa è balneabile e sono tanti, il 46%, i tratti di mare la cui qualità è classificata come "eccellente".

Sta di fatto, però, che rispetto allo scorso anno la situazione è peggiorata. Le acque classificate come eccellenti nel 2013 erano il 68% del totale, cioè il 18% in più di quest'anno. Per contro sono aumentati i tratti di mare la cui qualità è classificata come "scarsa", passando dal 14% del 2013 al 19% di quest'anno. I tratti classificati con qualità "buona" sono il 25% (9,5% nel 2013) e quelli con qualità "sufficiente" sono il 10 per cento (8,5% nel 2013). L'Abruzzo non spicca neppure a confronto con le altre regioni dell'Adriatico. In Emilia Romagna i tratti di mare con qualità "eccellente" sono ben il 99% e quelli con qualità "scarsa" sono inesistenti; in Puglia quelli eccellenti sono il 98,2% e quelli scarsi lo 0,3%; nelle Marche quelli con qualità "eccellente" sono l'86% e quelli classificati come qualità "scarsa" il 6,5%.

Alla luce di questi dati, non sorprende che l'Abruzzo abbia perso quattro Bandiere blu - Giulianova, Martinsicuro, Alba Adriatica e Ortona -, riconoscimento che ha come primo parametro proprio gli esami delle acque pulite, cui segue una serie di altri indicatori, a partire dai servizi offerti.

«Se i nostri corsi d'acqua sono stati ridotti a fogne», commenta Augusto De Sanctis, del Forum abruzzese dei movimenti per l'acqua, «lo dobbiamo ad una politica dissennata di gestione della cosa pubblica che ha massacrato anche le opportunità di lavoro, visto che non sono stati fatti investimenti in cantieri per depuratori e reti». Proprio sul fronte depurazione la Regione ha stanziato circa 70 milioni di euro nell'ambito dei fondi Fas, ma, ad oggi, gli interventi restano solo sulla carta.

Lorenzo Dolce

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