Marsilio: gli inceneritori non sono tabù

5 Ottobre 2019

Il governatore teme l’emergenza rifiuti come quella di Roma. E in tv dice di non escludere la soluzione-termovalorizzatori

PESCARA. I termovalorizzatori? Una questione tutta da valutare, senza alcuna preclusione ideologica e senza escludere a priori alcuna possibilità, ma dopo l’approvazione del nuovo piano regionale dei rifiuti, dal momento che il governatore Marsilio teme che quello attuale «sia assolutamente insufficiente».
L’argomento è stato affrontato nel corso del talk show “I fatti e le opinioni”, in oda ieri sera su Rete 8 condotto dal direttore dell’emittente, Carmine Perantuono, con il giornalista del Centro Domenico Ranieri. In studio il presidente della Regione, Marco Marsilio. Una puntata durante la quale sono stati affrontati numerosi temi, tra i quali, appunto, quello dei rifiuti e termovalorizzazione.
Ma servono gli inceneritori?
«Questo lo decideremo quando affronteremo la questione, alla luce del piano regionale dei rifiuti. Io penso che serva innanzitutto aumentare il numero e la qualità degli impianti di trattamento, perché qui in Abruzzo si va troppo in discarica, si continuano a cercare invasi, si fa fatica a trovare localizzazioni che siano compatibili con l’ambiente, con la cittadinanza e con le attività agricole. È il caso di Atri, ma della stessa Cupello che aveva chiesto l’ampliamento con una nuova vasca. Il futuro della gestione dei rifiuti non è l’ampliamento delle discariche, ma il riciclo e il riuso, l’economia circolare. Poi, quando al termine di questo percorso bisogna trattare il residuo, si valuterà se può bastare una piccola discarica di servizio, o se bisogna bruciare dentro i cementifici (succede a Cagnano Amiterno, quindi non c’è stato bisogno di costruire un termovalorizzatore) per valorizzare i rifiuti. Questa è un’analisi che faremo insieme ai tecnici, agli uffici e ai territori».
L’Abruzzo è pronto ad accogliere i rifiuti di Roma senza fare obiezioni?
«Intanto voglio chiarire che non abbiamo prorogato l’accordo che aveva fatto la precedente amministrazione per ricevere 70mila tonnellate di rifiuti. Ci è stato chiesto con forte insistenza soprattutto da parte del ministro dell’ambiente, che ha cercato di fare opera di mediazione tra il comune di Roma e la regione Lazio che hanno passato più tempo a litigare che non a collaborare per risolvere l’emergenza rifiuti, e di fronte alla pressante reiterata richiesta di aiuto abbiamo acconsentito a ricevere altre 16mila tonnellate che verranno esclusivamente lavorate sul suolo abruzzese. Poi torneranno indietro, o andranno comunque in altri posti. Però noi abbiamo accolto i rifiuti negoziando un maggiore introito per risarcire innanzitutto i comuni, oltre che la regione, che ricevono i rifiuti nel proprio territorio. Penso che sia giusto offrire solidarietà a una regione vicina che è in difficoltà, in una logica diciamo corretta dei rapporti istituzionali all’interno della stessa Repubblica, perché domani potrebbe essere l’Abruzzo ad avere bisogno. Non nego che la situazione dei rifiuti sia difficile per chiunque. Basta poco per trovarci in condizioni critiche di emergenza. Faccio riferimento ad esempio al Civeta. Noi abbiamo l’impianto di Cupello che è stato posto sotto sequestro dalla magistratura. Ho nominato un commissario che sta facendo un lavoro egregio, però quel Consorzio sta vivendo una situazione di difficoltà».
Dai rifiuti al turismo. A volte ci sono dei progetti che faticano a decollare per una serie di motivazioni. Qual è il giusto compromesso per far coincidere le legittime aspettative di chi vuole tutelare il verde e l’esigenza di crescere turisticamente come avviene sulle Dolomiti, per essere pratici, unendo i comprensori sciistici?
«In questi giorni Ovindoli, Campo Felice, Rocca di Botte e Rocca di Mezzo so che stanno dialogando con il Credito sportivo e con la Cassa depositi e prestiti per finanziare un progetto in questo senso. Noi stiamo sbloccando i fondi che erano rimasti fermi sul Masterplan per il comprensorio della Maiella e di Passolanciano, che erano fermi perché alcuni progetti non tenevano conto di alcuni vincoli ambientali. L’Abruzzo è una regione ricca di parchi nazionali, e quindi con una vincolistica che supera anche i livelli regionali, che viene stretta in questa tenaglia».
Con lo scenario mutato a livello nazionale, cosa cambia ora per l’Abruzzo in riferimento alle partite nazionali che lo riguardano, come le infrastrutture, le autostrade, la ricostruzione?
«Sono preoccupato, perché ritengo che questo governo non sia all’altezza dei bisogni dell’Italia e quindi anche dell’Abruzzo. Naturalmente ho espresso come ogni cittadino la mia opinione politica anche manifestando sotto Montecitorio, rispetto al fatto che ritengo che questo governo sia stata principalmente un’operazione di palazzo senza alcuna legittimazione popolare Dopodiché, come istituzione, naturalmente siamo chiamati a confrontarci».
Ora che Marianna Scoccia (Udc) si è defilata, cosa cambia per la maggioranza? Rischia di non passare qualche legge, se dovesse esserci qualche assenza, visto che i numeri non sono così netti come lo erano all’inizio?
«Le dichiarazioni pubbliche sono quelle di un appoggio esterno, che poi non fa grande differenza rispetto a quello che è sempre avvenuto. Io l’ho sempre convocata insieme agli altri consiglieri. Forse c’è stato un problema all’interno di una confederazione che avevano dichiarato di ricostituire insieme a Forza Italia, e quindi magari è mancata la sua diretta espressione al tavolo che doveva stabilire criteri e metodi per le nomine. Ricordo che senza la vittoria del sottoscritto quel partito non avrebbe avuto seggi in consiglio regionale. Se pensa che il governo Marsilio sia insufficiente ce ne faremo una ragione. I numeri in consiglio sono largamente sufficienti per governare».
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