Mastropasqua: «Più miopi a causa del digitale, nei bimbi prevenzione cruciale»

19 Settembre 2026

Il presidente dell’Associazione nazionale miopia: «I danni non sono provocati dall’uso in sé, ma da quello prolungato. È necessario limitare l’utilizzo di smartphone e tablet»

PESCARA. La miopia è ormai un’epidemia che sta dilagando in tutto il mondo. Oggi un bambino su tre è miope. Nel 2050 una persona su due avrà una visione sfocata da lontano, il 50% della popolazione mondiale. Siamo di fronte ad un fenomeno per cui è stato coniato addirittura un nuovo termine, mioepidemia. «L’aumento della miopia è legato prevalentemente al maggior uso di dispositivi digitali, alla riduzione del tempo trascorso all’aria aperta e alle attività che richiedono applicazione visiva per vicino. Ovviamente la familiarità è un fattore importante», spiega Leonardo Mastropasqua, vicepresidente nazionale dell’Aim, l’Associazione italiana miopia.

Professore, ma che cos’è la miopia?

«È l’occhio più lungo del normale, per cui i raggi luminosi vengono messi a fuoco prima della retina e di conseguenza il paziente vede sfocato. La miopia può essere lieve fino a tre diottrie, moderata fino a sei diottrie ed elevata oltre le sei diottrie. Intervenire tempestivamente è fondamentale per proteggere la salute visiva dei bambini e degli adulti perché la miopia aumenta anche dopo l’adolescenza».

Con quali conseguenze?

«Più la miopia avanza, maggiore è il rischio che l’occhio si allunghi eccessivamente, favorendo nel tempo conseguenze come maculopatia miopica, distacchi di retina, glaucoma e cataratta precoce».

Ma oggi la miopia si può rallentare o addirittura fermare.

«La prevenzione nei bambini è fondamentale: vita all’aria aperta il più possibile, controllo della vista entro i tre anni, stop ai telefoni prima dei sei anni. Limitare l’uso prolungato di smartphone e tablet, non tenerli mai a distanza ravvicinata e fare pause regolari. E poi, ogni venti minuti di studio, fare un intervallo di venti secondi guardando un oggetto distante almeno sei metri. Il rischio per la vista non dipende dallo schermo in sé, ma dal tempo prolungato, dalle distanze ravvicinate, dalla mancanza di interruzioni e dalla ridotta esposizione alla luce naturale».

Esiste una terapia una volta fatta la diagnosi?

«Se il bambino è miope, seguire sempre le regole già elencate, fare una visita completa oculistica e ortottica con dilatazione della pupilla, e ascoltare i consigli dell’oculista curante. Oggi esistono occhiali speciali con lenti a defocus periferico e un collirio, l’atropina 0,01%, da usare la sera per molti anni, sempre sotto stretto controllo dell’oculista».

La buona notizia è che la miopia oggi si può correggere, ma come?

«La correzione della miopia può essere fatta con occhiali, lenti a contatto o con la chirurgia refrattiva. Le lenti a contatto, molto diffuse, vanno usate con particolare attenzione e igiene perché causano la maggior parte delle infezioni corneali, spesso molto gravi, con deficit visivi permanenti, che in alcuni casi possono portare al trapianto di cornea. Oggi la chirurgia refrattiva consente di poter togliere gli occhiali e le lenti a contatto per lontano e per vicino con estrema sicurezza e precisione, a tutte le età dai diciotto anni in poi».

Le tecniche sono sei: Prk transepiteliale, Custom, Femtolasik, Smile, Presbyond, ICL, Edof. L’alta tecnologia è ormai fondamentale, ma per ottenere massima sicurezza e precisione bisogna affidarsi a chirurghi refrattivi in grado di effettuare tutte le tecniche, per poter scegliere quella più giusta e adatta al singolo paziente. In questo contesto, l’intelligenza artificiale che ruolo gioca?

«Oggi l’intelligenza artificiale e la robotica hanno cambiato molto questa chirurgia, in precisione e sicurezza. Si riesce infatti, in particolare per i pazienti di età inferiore ai quarant’anni, con la Smile, a effettuare chirurgie personalizzate senza dolore e con rapido recupero, consentendo un’ottima qualità della visione che durerà per tutta la vita. Senza dare recidive nella miopia, anche molto elevata, nell’ipermetropia e nell’astigmatismo».

Professore, lo scorso giugno ha pubblicato i risultati di uno studio scientifico sulla prestigiosa rivista americana Scientific Report, su come la tecnica Smile blocchi la miopia, anche elevata, nei pazienti operati a diciotto anni. Ce la spiega?

«Si tratta di un intervento microinvasivo che permette di tornare a condurre una vita normale, compresi gli sport di contatto, subito dopo l’intervento. Se il paziente invece ha una miopia altissima o ipermetropia o astigmatismo elevato, oppure non può essere sottoposto a chirurgia laser, con l’inserimento di una lentina invisibile in collarmel Icl (una sostanza gelatinosa impalpabile, ndr) potrà togliere gli occhiali in sicurezza, senza dolore e con rapido recupero».

Quali sono le diverse tecniche a seconda dell’età del paziente?

«Quando poi dopo i 40 anni insorge la presbiopia, se la persona ha anche miopia oppure ipermetropia o astigmatismo, dovrà portare più occhiali: per leggere il giornale, per il computer e per lontano. Con la tecnica Presbyond, agendo sulle aberrazioni di elevato ordine con software sofisticati, è possibile consentire al paziente di vedere bene senza occhiali per vicino, per lontano e al computer. Infine, se il paziente ha superato i cinquant’anni, si potranno togliere gli occhiali per vicino e per lontano, impiantando una lente a profondità di fuoco aumentata (Edof, ndr). Tornerà così ad avere un’elevata qualità della vista e della vita».

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