Megadiscarica di Bussi Ecco dove sono le criticità

2 Gennaio 2019

Lo studio dell’Agenzia sanitaria regionale tranquillizza sull’aspetto della salute ma mette in guardia da incidenti che potrebbero liberare le sostanze inquinanti

PESCARA . Criticità nelle aree più prossime alle ex discariche, soprattutto per quanto riguarda alcuni composti clorurati organici nell’aria, piombo e mercurio nei funghi, diossine e policlorobifenili nelle uova, ma non da generare «un sostanziale aumento di rischio per la salute, per la popolazione residente a Bussi sul Tirino, rispetto alla popolazione generale». Un quadro, tuttavia, che potrebbe cambiare in caso di “incidente” in grado di mettere in circolo le grandi quantità di contaminanti che vi sono stoccate. Sono le conclusioni dello studio epidemiologico di esposizione a contaminanti ambientali delle zone ad alto rischio comprese nel Sito di interesse nazionale Bussi sul Tirino. Lo studio, costato centomila euro, è stato realizzato dall’Agenzia sanitaria regionale, diretta da Alfonso Mascitelli, con il supporto di Arta, Asl di Pescara, Istituto Zooprofilattico di Teramo e dal servizio di Sanità veterinaria igiene e sicurezza degli alimenti del dipartimento salute e welfare della Regione Abruzzo.
GLI AUTORI. Una mole enorme di dati, campionamenti su aria, acqua, alimenti di origine vegetale e animale, e reperti biologici raccolti tra la popolazione, sono alla base della relazione a cura del responsabile del registro tumori dell’Agenzia sanitaria regionale, Lamberto Manzoli, e Giorgia Fragassi (Asr), Emanuela Scamosci (Arta), Antonio Caponetti e Giancarlo Di Iorio (Asl), Gianfranco Diletti e Nicola Ferri (Izs), e Giuseppe Bucciarelli (Regione Abruzzo).
I RISULTATI. «Limitatamente ai composti esaminati, ed escludendo le aree entro i 50 metri dai siti ben noti per l’elevato inquinamento, si può affermare che il livello attuale di esposizione a rischio di tipo ambientale non sia superiore a quello del resto della popolazione», si legge nella relazione. Con le inevitabili prescrizioni.
L’AVVERTIMENTO. «I risultati», avvertono i ricercatori, «devono essere considerati validi esclusivamente per l’anno 2018, e non escludono in alcun modo che, in passato, i livelli di inquinamento siano stati più elevati ed abbiano causato un aumento di rischio per diverse patologie; per quanto la contaminazione attuale non appaia pericolosa per la popolazione, un evento imprevisto (incendio, bomba d'acqua, smottamento) o doloso, nelle zone delle discariche, potrebbe rendere disponibili gli inquinanti in misura maggiore; i risultati si applicano alle fonti di inquinamento esaminate, e non escludono che ve ne siano altre non considerate, e che determinano un aumento del rischio di salute della popolazione».
IDROCARBURI E DIOSSINE. «Si può affermare che, per quanto attiene agli idrocarburi policiclici aromatici, non sono stati riscontrati rischi per la salute derivanti dal consumo di acque, latte e uova prodotte negli allevamenti locali. Relativamente alle diossine e policlorobifenili», si legge nello studio, «tutti i valori rilevati nelle acque e nel latte sono risultati nettamente inferiori al livello massimo ammissibile, con valori medi di contaminazione in linea con i livelli medi di contaminazione registrati sul territorio nazionale. Anche nelle uova non sono emersi livelli superiori ai limiti massimi ammissibili».
L’ALLARME. «Tuttavia», avverte la relazione, «valori di diossine vicine o superiori ai limiti di guardia sono stati riscontrati in due allevamenti situati proprio a ridosso delle aree maggiormente inquinate. Sebbene, nel complesso, si possa affermare che non siano stati riscontrati rischi sostanziali per la salute derivanti dal consumo di acque, latte e uova locali, occorrerà mantenere un monitoraggio periodico sulle uova prodotte dagli allevamenti attigui alle aree più inquinate, al fine di identificare prontamente un eventuale aumento del livello di contaminazione».
I METALLI. Un capitolo a parte riguarda i metalli. Sia nelle acque potabili, che nelle acque superficiali, che nel latte e nelle uova, i valori di concentrazione di tutti i metalli sono sempre risultati inferiori, o molto prossimi, ai valori di riferimento. Anche nei funghi, per la maggior parte dei metalli, i livelli rilevati sono stati sempre nettamente inferiori ai valori di riferimento, «con la significativa eccezione di piombo e mercurio», si legge nello studio, «rilevati in concentrazioni elevate in due campioni di funghi raccolti nelle zone immediatamente a ridosso dei siti più inquinati. In queste aree, quindi, deve continuare ad essere evitata la raccolta di funghi e altri alimenti per l'uso umano ed animale».
GLI ESAMI DELLE URINE. All’esame sono stati sottoposti cento volontari che abitano nella zona. «Sia per il piombo, che per il mercurio, i valori riscontrati nei campioni di urine della popolazione sono stati inferiori o in linea con i valori rilevati nella popolazione generale italiana o americana, indicando un livello di esposizione nella norma». Anche qui, però sono state rilevate due eccezioni che non sembrano, destare particolare preoccupazione: «Sebbene siano stati riscontrati due campioni con livelli di piombo superiori ai limiti di riferimento, tali livelli sono rimasti in ogni caso di circa otto volte inferiori al limite considerato suggestivo di intossicazione».