Mille dializzati in Abruzzo Ma il personale non basta

11 Marzo 2018

La giornata mondiale del rene diventa l’occasione anche per segnalare carenze Ciofani: «L’assistenza regionale è in forte difficoltà. Soprattutto a Pescara»

PESCARA. Sono 1.070 i pazienti dializzati in Abruzzo in cura in 18 centri pubblici e tre a gestione mista che, però, scontano un annoso problema riguardo il personale medico-infermieristico, gravemente insufficiente.
«A fronte di un grande percorso degli ultimi decenni della rete assistenziale abruzzese - scrivono in occasione della 13esima giornata mondiale del rene i nefrologi Antonio Ciofani e Giorgio Splendiani - l’assistenza nefrologica fornita dalla rete regionale è in grosse difficoltà a causa delle pesanti carenze organiche del personale medico ed infermieristico».
«Particolarmente grave - aggiunge il dottor Ciofani, già primario di nefrologia a Pescara - è la situazione a Pescara città in relazione all'alto numero e al tipo di prestazioni effettuate a cui non corrisponde un numero sufficiente di personale». Nonostante che i malati nefropatici in Abruzzo aumentino di circa il 2-3% ogni anno, tutti i reparti e centri nefrodialitici regionali sono sotto organico. Questo a causa del blocco del turn-over che dovrebbe essere del 50% e che, invece, è praticamente fermo. Chi va in pensione non viene sostituito. A soffrirne, oltre ai pazienti, è soprattutto il personale che per assicurare un'assistenza qualitativamente degna è sottoposto a enormi sacrifici. E il rischio di burn-out diventa altissimo, con il pericolo concreto di aumento dell'errore umano in terapie, come la dialisi, considerate salvavita.
La carenza di personale è costante in tutta la regione con criticità più elevate in alcuni centri della provincia di Chieti e, come detto, nella città di Pescara. La giornata mondiale del rene, celebrata lo scorso 8 marzo, serve dunque, oltre che a sensibilizzare cittadini e istituzioni sanitarie verso le malattie renali, anche a richiamare l'attenzione su chi opera costantemente, ed ad alti livelli, in questo settore. La malattia renale cronica (Mrc), viene definita tale se si protrae oltre i 3 mesi ed ha le principali cause nell’ipertensione arteriosa, diabete, obesità, nefriti e forme congenite come ad esempio il rene policistico. Si classifica in cinque stadi di gravità, dove il 5° corrisponde alla fase pre sostitutiva dialitica o del trapianto renale. L'aumento della patologia, silente e insidiosa che colpisce il 7,5% della popolazione maschile e il 6,5% di quella femminile, è dovuto anche all'aumento dell'aspettativa di vita e, quindi, del numero di anziani.
In Italia ci sono 45.000 pazienti dializzati e 17.000 portatori di trapianto renale. L’asse Roma-Abruzzo della rete nefrodialitica ha giocato in questi decenni un grande ruolo nello sviluppo della nefrologia italiana: la prima dialisi nell’uremia cronica in Italia è stata effettuata all’Umberto I° di Roma, dall’èquipe diretta dall’abruzzese Carlo Casciani nel 1961 ed il primo trapianto di rene è avvenuto nel medesimo Policlinico, dallo staff del professor Paride Stefanini, utilizzando un rene prelevato all’ospedale San Salvatore dell’Aquila dall’èquipe del professor Pasquale Ficara. Sempre all'Aquila nel 1975 è nato il Centro Regionale di Tipizzazione Tissutale, presupposto per l’attività di trapianto renale iniziata nel 2001, su impulso del professor Splendiani, a cui si deve, tra le altre cose, la redazione di una delle prime leggi regionali sulla dialisi domiciliare in Italia promulgata nel 1974.