Mobile, la salvezza è nell’export Si punta agli Usa e al Sud Africa

A Pineto riunione del polo di innovazione per vagliare le strategie di attacco ai mercati stranieri Il presidente Pompilii: «I consumi interni sono fermi. Un’altra opportunità sono i Paesi del Magreb»
PINETO. Export, àncora di salvezza dell'industria, in particolare di quella del mobile. Il fermo della domanda interna infatti si avverte particolarmente per un settore in cui i consumi non sono risaliti granchè nemmeno con il "bonus mobili" varato tempo fa dal governo.
Di come e quali mercati esteri approcciare si è discusso nel workshop organizzato dal polo tecnologico del legno arredo e mobile, lunedì scorso a Pineto. Non a caso l'incontro a cui hanno partecipato anche i 49 imprenditori che fanno parte del polo "Palm" era stato intitolato "Andare oltre", quasi a voler significare andare oltre la crisi ma anche oltre i confini nazionali.
«Si deve partire dalla considerazione», spiega il presidente del polo Primo Pompilii, «che il mercato del mobile in Italia e in Europa, è in crisi da oltre sei anni. Durante questo periodo le aziende del legno hanno ridotto la propria produzione di oltre il 40%,e più di diecimila aziende hanno chiuso. In Europa il mercato non cresce: vanno cercate altre soluzioni stabilendo dove quando e come internazionalizzare». Nel convegno i 49 associati si sono incontrati per studiare strategie di attacco ai mercati attivi. «E' emerso che l'internazionalizzazione», aggiunge Pompilii, «non va confusa con l'export. Ma, se non si vuole delocalizzare, è necessario cercare forme diverse di partenariato. Ciò significa che l'export così come inteso ora può rappresentare forniture spot, e quindi non ripetibili a lunga scadenza. Il partenariato invece rappresenta l'occasione di creare una rete di contatti e relazioni commerciali di lungo periodo. Ora l'obiettivo primario per far partire il progetto è quello di individuare i mercati adatti. Gli Stati Uniti sono sempre una grande opportunità, anche se ci si andrà a confrontare con tutti player mondiali. Un'altra opportunità, più alla portata delle piccole aziende è nel Magreb. Nonostante i problemi collegati alla loro instabilità politica, la crescita economica di questi territori merita l'investimento. Altra area emergente, su cui è stata rilevata la convergenza degli interessi del polo è il Sud Africa. Nonostante le buone opportunità di sviluppo bisogna considerare i problemi derivanti dai conflitti interni». Per le imprese abruzzesi del mobile e affini l'Europa rappresenta ancora lo sbocco principale con 49 milioni circa di merce esportata nel 2013 (0,4% rispetto al 2011). Segue l'Asia con quasi 22 milioni (+38% sul 2011) e l'America con più di 10 milioni (+47,6%).
Il mercato europeo, per quanto sostanzialmente stabile, non può essere abbandonato. Non a caso a ottobre il polo ha partecipato alla fiera Orgatec di Colonia. «L'esperienza a Colonia ha rafforzato la nostra idea che all'estero la strada della produzione made in Italy è quella giusta», ha osservato fra l'altro Massimiliano Battistone di Moschella sedute, «tutti i visitatori ci chiedevano se la lavorazione è tutta eseguita in Italia: bisogna valorizzare le nostre qualità artigianali». Un altro mercato molto ricettivo, come anticipato da Pompili, è costituito dai Paesi dell'Africa settentrionale. E a novembre il "Palm" ha partecipato alla fiera Medinit a Casablanca. «Il Marocco», ha spiegato Alfredo D'Ercole dello Studiodercole, «investe molto nella politica edilizia: si costruiscono 100mila alloggi all'anno. Per questo, e per il Pil in crescita, è un terreno fertile per l'export del mobile».
Nel workshop si è discusso delle opportunità di tentare l'approccio al Sud Africa e potenziare la presenza negli Stati Uniti. Nel primo caso Marcello Pedicone, della Las Mobili, ha illustrato una ricerca sui principali indicatori economici di un Paese in piena espansione, ma in cui ci sono alcune aree di criticità, fra queste una conflittualità sociale ancora alta, oltre al fatto che è già presente un cospicuo flusso di esportazioni di mobili dalla Cina e, per i Paesi europei, dalla Germania. Peraltro in tutti i casi, si tratta di grossi gruppi industriali. Nel caso degli Stati Uniti, a valutare le opportunità è stato Filippo Da Fiume dell'Aran Cucine. «Se l'internazionalizzazione», ha fatto notare, «diventa l'unico sbocco perché il mercato domestico è al collasso, non è una scelta ma una costrizione. E spesso le aziende non sono pronte ad affrontare i mercati stranieri». L'Aran è prima in Italia per l'export di cucine. «Siamo sul mercato americano da anni», aggiunge Da Fiume, «ultimamente abbiamo fornito 450 cucine, bagni e armadi per il nuovo grattacielo di Park Avenue. E' un mercato recettivo alle esportazioni italiane, ma bisogna avere contatti in loco e uno show room in cui il costruttore valuti i prodotti (le case si vendono arredate, ndr). A dire il vero c'è una forte concorrenza cinese e la moneta unica non ci ha aiutato».
A tirare le conclusioni, Antonio Mancini, della Regione, il quale ha confermato che la sperimentazione dei poli sarà proseguita: «l'idea di base è rafforzare un territorio che di per sé è piccolo per competere a livello internazionale, oltre a mettere in comune le esperienze».
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