Mobilità, accordo con Marche e Molise

28 Gennaio 2015

D’Alfonso scrive a Spacca e a Di Laura Frattura: «Stabiliamo un tetto condiviso alle prestazioni» Annunciata una ricognizione sulle spese per macchinari negli ultimi dieci anni

PESCARA. Luciano D’Alfonso vuole mettere mano al groviglio della mobilità passiva. Vale a dire a quei 100 milioni circa di euro che la Regione Abruzzo paga ogni anno alle altre regioni per le cura dei propri assistiti.

Le ragioni? Marketing e liste d’attesa in primo luogo. Meno peso ha il ricorso dell’eccellenza medica, perché la gran parte delle prestazioni ospedaliere o ambulatoriali riguardano interventi di bassa complessità. Ieri il governatore e commissario della Sanità ha scritto due lettere. La prima al presidente della regione Marche Gian Mario Spacca, la seconda al suo omologo del Molise Paolo Di Laura Frattura. La proposta è la stessa: un accordo bilaterale di confine per quanto riguarda la mobilità sanitaria interregionale.

«Ho già parlato sia con Spacca che con Di Laura Frattura» ha spiegato ieri D'Alfonso «e sono entrambi d'accordo sulla necessità di un'intesa, che peraltro è resa obbligatoria dal patto per la Salute 2014/2016». È importante soprattutto che l’accordo riguardi Spacca, perché metà della mobilità passiva abruzzese prende la strada delle Marche: oltre 50 milioni (l’80% per ricoveri ospedalieri) a fronte di una mobilità attiva di 8 milioni di euro. Il rapporto si rovescia con il Molise dove la mobilità passiva è di 9 milioni, mentre quella attiva di 18. Il Molise dunque si avvantaggerebbe dell’accordo, non le Marche che finora l’hanno rifiutato (questa è la tesi del precedente commissario Gianni Chiodi).

«È compito delle Regioni» si legge dunque nelle due missive inviate per conoscenza anche all’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, «individuare adeguati strumenti di governo della domanda tramite accordi che consentano di disciplinare la mobilità sanitaria, al fine di evitare fenomeni distorsivi, indotti da differenze tariffarie e da differenti gradi di applicazione delle indicazioni di appropriatezza definite a livello nazionale e individuare meccanismi di controllo di eventi sentinella suggestivi di comportamenti opportunistici attraverso la definizione di tetti di attività condivisi e funzionali al governo complessivo della domanda».

Gli accordi bilaterali non riguardano però solo i tetti, precisa D'Alfonso, ma propongono «soluzioni programmatorie e collaborazioni interregionali per attività la cui scala ottimale di organizzazione possa risultare superiore all'ambito territoriale regionale e facilitare percorsi di qualificazione ed appropriatezza nella erogazione delle prestazioni sanitarie».

Intanto ieri D’Alfonso ha annunciato l’avvio di una ricostruzione dei costi sostenuti in Abruzzo per l'approvvigionamento tecnologico e strumentale in sanità negli ultimi dieci anni. «Sarebbe utile scattare una fotografia sul valore dei contratti, degli acquisti e dei costi medi», ha detto D’Alfonso, «poiché ho la sensazione che in Abruzzo non ci sia ancora una grande consapevolezza dei costi standard. Peraltro, sono rimasto meravigliato del fatto che ci sia anche una scarsa tradizione a fare gare d'appalto competitive. Per questo, occorre organizzare le procedure per evitare che, ad esempio, una Asl faccia zero gare d'appalto e vada avanti solo con gli estendimenti. Su questo» ha puntualizzato D'Alfonso «occorrebbe sancire un gentlemen agreement perchè si sia tutti d'accordo su questo fronte e ci sia la modifica degli stili di vita».

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