Modifica dopo 70 anni dei Comuni montani, arriva il via libera dal Cdm

21 Febbraio 2026

Il Governo tira dritto: ecco che cosa cambia per fondi, scuole, sanità e servizi

L’AQUILA. La nuova mappa della montagna italiana è quasi pronta. Dopo il via libera della Commissione politiche della montagna della Conferenza Stato-Regioni, il percorso tecnico si è chiuso con il convinto sì del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, al decreto del presidente del Consiglio dei ministri concernente il “Regolamento recante i criteri per la classificazione dei comuni montani”. E ora la palla passa al Parlamento italiano, chiamato a trasformare criteri e tabelle in legge definitiva. È l’ultimo miglio di una riclassificazione (l’ultima risaliva al 1956), destinata a cambiare in modo concreto – fondi, scuole, sanità, servizi – la vita quotidiana di centinaia di piccoli comuni. Non un esercizio cartografico, ma una scelta che incide su risorse e diritti. A livello nazionale i comuni montani scenderanno da 4.062 a 3.715, mentre in Abruzzo saranno 200, con l’uscita dei 27 centri finora considerati parzialmente montani. A spiegare effetti e ricadute è l’analisi di Gian Paolo Boscariol realizzata per Uncem: una guida pratica che traduce la legge 131 del 2025 in conseguenze operative, distinguendo cosa accade a chi resta dentro e chi esce dall’elenco dei “montani”.

I VANTAGGI REALI

Ci saranno se un Comune rientra nell’elenco dei Comuni montani beneficiari delle misure di sostegno “previste dall’articolo 2, comma 2, scatta un pacchetto articolato di incentivi che punta a contrastare lo spopolamento, rafforzare i servizi essenziali e rendere più attrattiva la vita e il lavoro in quota”. Sanità, scuola, imprese, giovani famiglie e agricoltura: la strategia è trasversale e combina punteggi aggiuntivi nei concorsi, crediti d’imposta, agevolazioni fiscali e premialità professionali. Sul fronte sanitario, chi lavora in strutture pubbliche o private accreditate situate nei comuni montani vede riconosciuto il punteggio doppio per ogni anno di servizio nelle procedure concorsuali del Servizio sanitario nazionale. Per i medici, almeno tre anni di attività in questi territori diventano titolo preferenziale per incarichi di direzione sanitaria. A ciò si aggiunge un credito d’imposta per chi trasferisce la residenza prendendo o acquistando casa per motivi di servizio.

SCUOLA E LAVORO AGILE

Misure analoghe riguardano la scuola. Il personale che presta servizio per almeno 180 giorni negli istituti di montagna ottiene punteggio aggiuntivo nelle Graduatorie provinciali di supplenza, con un’ulteriore premialità per chi lavora nelle pluriclassi. Anche per docenti e operatori scolastici è previsto un credito d’imposta per l’abitazione, sempre con maggiorazioni nelle realtà più fragili dal punto di vista demografico e linguistico. Una quota delle risorse statali può inoltre finanziare progetti educativi innovativi e poli per l’infanzia, per mantenere vivi i servizi nei territori periferici. Gli imprenditori agricoli e forestali, le cooperative e i consorzi attivi in montagna hanno accesso a crediti d’imposta per investimenti ambientali e servizi ecosistemici. Agevolazioni fiscali sono previste anche per micro e piccole imprese giovanili e non manca un sostegno al lavoro agile: dal 2026 al 2030 i datori di lavoro potranno beneficiare di sgravi contributivi per i dipendenti under 41 che scelgono di trasferirsi stabilmente.

I “SEMPLICEMENTE” MONTANI

I comuni che non rientrano nella classificazione avranno meno bonus individuali e più strumenti di sistema. La prima leva è finanziaria. Le risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane vengono ripartite con decreto ministeriale proprio sulla base di questa classificazione. In altre parole, essere riconosciuti “montani” consente a Regioni ed enti locali di accedere a stanziamenti dedicati per infrastrutture, servizi e interventi di riequilibrio. Sul fronte sanitario non scattano premialità automatiche, ma le Regioni possono prevedere incentivi mirati per medici di medicina generale e pediatri che mantengano aperti gli ambulatori nei paesi di montagna. La scuola, invece, beneficia di un riconoscimento formale: gli istituti situati in questi comuni sono definiti “scuole di montagna” e applicano le deroghe previste dal Decreto del presidente della Repubblica 20 marzo 2009 numero 81 sul numero minimo di alunni per classe. Nei tribunali situati in aree montane disagiate possono essere attivate procedure di mobilità volontaria per colmare carenze di organico superiori al 30%, così da garantire la continuità del servizio giustizia. Inoltre vengono previste linee guida per recupero dei sistemi agrosilvopastorali, gestione forestale sostenibile, valorizzazione delle produzioni tipiche ed energia da legno. I comuni possono inoltre affidare piccoli lavori di manutenzione del territorio – sentieri, boschi, sistemazioni idrauliche – direttamente ad agricoltori, consorzi forestali e gestori locali, favorendo l’economia di prossimità. Un tavolo tecnico dovrà poi semplificare la ricomposizione fondiaria dei terreni agricoli frammentati. Infine, misure sociali e di costo della vita: studio di riduzioni tariffarie per energia e servizi essenziali nei piccoli centri soggetti a spopolamento e un contributo una tantum per ogni figlio nato o adottato e residente in comuni sotto i 5 mila abitanti.

NESSUN TAGLIO SECCO

A chi teme tagli automatici o territori esclusi, però, arriva un messaggio di rassicurazione. Come sottolinea la consigliera regionale Carla Mannetti, presidente del Comitato per la Legislazione, l’accordo raggiunto in Conferenza unificata consente alle Regioni di utilizzare la quota del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane tenendo conto anche dei Comuni presenti nel vecchio elenco storico, pur se esclusi dalla nuova classificazione. «Non esistono territori di serie A e territori di serie B: le Regioni potranno continuare a sostenere anche le realtà che restano in condizioni di fragilità strutturale. Le clausole di salvaguardia sono chiare e garantiscono continuità agli interventi» afferma Mannetti. La sfida, ora, passa dalla programmazione locale: trasformare la cornice normativa in scelte concrete, perché nessun paese di montagna resti senza risorse e servizi.

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