«Molte lodi in Abruzzo? Qualcosa da cambiare c’è»

Il numero dei super bravi è sopra la media, ma distante dalle regioni del Sud I presidi: altrove forse i prof sono stati più generosi, i criteri vanno rivisti
PESCARA. Professori in Abruzzo più buoni che in altre regioni, o studenti meno preparati? Il mondo della scuola prova a dire la sua considerando che, dati del ministero dell'Istruzione (Miur) alla mano, i 100 con lode nella nostra regione sono 95, poco di più della media. Certo, contro i 700 della Puglia e altre percentuali di regioni meridionali, il confronto non regge, ma il tutto va rapportato anche all'ampiezza del territorio ed al numero di studenti che ospita. I nostri studenti chiamati alla maturità erano, ad esempio, 11.189. E regioni come Friuli (31), Liguria (43), Sardegna, Friuli (vedi tabella accanto) hanno fatto peggio.
Dai dati diffusi dal ministero, la maturità 2014 ha portato un leggero aumento di promossi, con una piccola crescita anche delle votazioni con lode. I ragazzi dei licei intascano la percentuale più alta di voti sopra l’80. All’esame è stato ammesso il 95,8% dei candidati. Ha poi superato le prove il 99,2% dei ragazzi (era il 99,1% nel 2013). Oltre 3.400 maturandi in Italia hanno portato a casa una lode (0,8% del totale, erano lo 0,7% nel 2013), 95 in Abruzzo.
La maggior parte dei “super bravi” ha sostenuto l’esame in Puglia (700 i 100 e lode), seguono Campania (408), Sicilia (356) e Lazio (348). Un “podio” sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno e che, considerata il distacco dalla media delle altre votazioni, sta alimentando polemiche.
Diminuiscono dal 4,7% al 4,5% i 100. E dal 7,9% al 7,7% i voti fra 91-99. Aumentano, invece, le votazioni fra 71 e 80 (dal 28,4% del 2013 al 28,5% di quest’anno) e fra 81 e 90 (dal 17,9% al 18,1%).
I voti più alti li portano a casa i ragazzi dei Licei: i n questa tipologia di percorso si concentra l’1,5% delle lodi, il 7% dei 100, il 10,5% dei voti fra 91 e 99, il 22% dei voti fra 81 e 90. La fascia di voti fra 61 e 70 è più presente nell’istruzione tecnica e professionale, così come la sufficienza secca.
Rimanendo sul dato locale, quello che emerge è che, tutto sommato, gli studenti delle superiori sono stati più studiosi quest'anno rispetto al precedente. Il 65,7 per cento degli studenti è stato ammesso agli scrutini finali, contro il 64 del 2012/2013, mentre la percentuale dei non ammessi è stata dell'8 per cento, un punto in meno rispetto all'anno scorso. Secondo il dirigente scolastico Annateresa Rocchi, preside dell'istituto tecnico Acerbo di Pescata, tutto va valutato secondo diversi parametri: «Innanzitutto in Puglia gli studenti sono di più, e poi il percorso per arrivare alla lode va costruito durante tutto il triennio. Mi spiego: per ottenere la lode lo studente deve aver ottenuto il massimo dei crediti, e quindi una media superiore al 9, dal terzo anno in poi. Può darsi che i professori abruzzesi siano stati più severi, o quelli delle altre regioni più generosi».
Secondo la dirigente, che è stata nell'ultima sessione anche presidente di commissione ed ha raccolto gli umori della categoria, l'esame di Stato va ripensato: «Ritengo, come altri colleghi, che si stia dando troppo spazio al percorso che lo studente deve elaborare attraverso la tesina piuttosto che alle sue capacità critiche ed alla preparazione sul programma di studio. L'allievo sa molto bene quello che ha scelto di portare come argomento, che spesso è poco creativo e molto catturato dal web, e poco del resto. L'esame di maturità, invece, dovrebbe mettere maggiormente in evidenza la preparazione in ogni argomento, attraverso prove strutturate in maniera più efficiente per raggiungere questo obiettivo».
Anche per la professoressa Gabriella Orlando, preside dell'istituto Gonzaga di Chieti, la maturità va vista sotto diversi fattori: «Il metodo di valutazione è estremamente matematico, e lascia poco spazio a chi magari nel primo triennio zoppica un po' ma poi recupera.
In secondo luogo, noto che la richiesta di preparazione dei professori agli alunni si sta piegando alle pressioni dei genitori. Famiglie che non tengono alla formazione dei figli ma al risultato finale, al voto "in più". I professori non dico che si adeguano, ma per sfinimento iniziano a lottare meno».
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