Montagnier: presto la cura per l’Aids

30 Aprile 2015

Il premio Nobel per la medicina in visita all’ospedale di Castel di Sangro: con la Neuromed una collaborazione proficua

CASTEL DI SANGRO. «È necessario sradicare l'Aids, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Per ora non siano in grado ma ci arriveremo presto grazie alla ricerca scientifica».

Luc Montagnier ha la vitalità e l’ottimismo di un giovane a dispetto dei suoi 83 anni. Lo ha dimostrato ieri a Castel di Sangro dove ha fatto visita all’ospedale civile accogliendo l’invito dell’amministrazione comunale. E’ stata una giornata dedicata soprattutto alla medicina nel corso della quale lo scienziato francese non ha dimenticato la ricerca che, nel 1983, gli fruttò il Premio Nobel per la medicina, quella che portò alla scoperta del virus dell’Hiv. Nel 1982 Willy Rozenbaum, medico dell'Hôpital Bichat di Parigi, chiese a Montagnier di mettere la propria competenza al servizio di una ricerca sulla possibile causa retrovirale di una nuova, misteriosa sindrome: l'Aids. Attraverso una biopsia al linfonodo di uno dei pazienti di Rozenbaum nel 1983, il gruppo di ricercatori guidato da Montagnier fu in grado di scoprire il virus, a cui fu dato il nome di Lav (lymphadenopathy-associated virus, ovvero virus associato a linfoadenopatia). L'anno successivo un gruppo di studiosi statunitensi guidato da Robert Gallo, capolaboratorio all'Istituto nazionale del cancro di Bethesda nel Maryland, confermò la scoperta del virus, ma ne modificò il nome in virus T-linfotropico umano di tipo III.

La visita a Castel di Sangro si inserisce nel quadro dei numerosi incontri che il professor Montagnier, nell'ambito della collaborazione con Neuromed, tiene regolarmente nel territorio del centrosud d’Italia. Lo scopo è quello di valutare tutte le possibilità di collaborazione scientifica nei campi in cui il premio Nobel porta avanti le sue ricerche, dall'autismo all'Alzheimer al Parkinson e alle patologie neurodegenerative in genere. Il suo principale impegno, oggi, è rivolto, infatti, alle malattie neurodegenerative. «Anche in questi casi», ha detto ieri Montagnier, «sono implicate infezioni croniche, e qui si aprono ampi orizzonti di ricerca. In questo campo la collaborazione con il Neuromed sta già dando in suoi frutti».

Lo scienziato, giunto nel pomeriggio in città, ha avuto modo di visitare tutti i reparti accolto dal direttore sanitario della struttura, Maurizio Masciulli, e dal direttore generale Giancarlo Silveri. Nel corso della visita Montagnier si è congratulato con i sanitari locali per il lavoro svolto e per l'accoglienza a lui riservata, ascoltando con particolare attenzione la descrizione dell'importanza che l'ospedale riveste in questo territorio di montagna. Alla domanda sulla sua collaborazione con l'Istituto Neuromed di Pozzilli in provincia di Isernia ha risposto: «Stiamo predisponendo una serie di incontri nel centro sud Italia al fine di acquisire tutte le informazioni necessarie allo sviluppo di innovativi filoni di ricerca».

«Ringraziamo il professor Montagnier», ha detto Silveri «che abbiamo accolto con piacere in questa struttura dove abbiamo fatto grandi lavori di miglioramento. Avere con noi il premio Nobel è una grande soddisfazione e stimolo che ci viene dal mondo scientifico. E' per noi anche un forte stimolo a dare il massimo, anche nel nostro lavoro di tutti i giorni, anche in ospedali come questo, strutture a cui si può dare una specificità particolare per offrire un buon servizio sanitario ai cittadini. Nel corso della visita nel comune di Castel di Sangro, il premio Nobel è stato accolto dal sindaco Umberto Murro, che gli ha donato una illustrazione storica della città. L’incontro fra il primo cittadino e lo scienziato è stata l'occasione per sottolineare un curioso legame con la Francia: l'ospedale di Castel di Sangro: l'ospedale fu, infatti, istituito da Giacchino Murat nel 1815.

Il presidente della Fondazione Neuromed, Mario Pietracupa, nel sottolineare come la società isernina sia alla costante ricerca dell'eccellenza e dell'innovazione, ha preso Montagnier come esempio in questi campi. «Vediamo il professor Montagnier, che potrebbe ritirarsi dopo i grandi successi ottenuti», ha detto Pietracupa. «invece continuare a sperimentare, a cercare soluzioni, a fare. Non bisogna mollare. E ci insegna questo: a cosa serve essere scienziati se non si va tra la gente? Anche nelle realtà locali, come oggi. E oggi siamo qui anche per cogliere insieme nuove opportunità di ricerca, assieme al territorio. I piccoli centri», ha concluso Pietracupa, «devono ricominciare dall'innovazione e dalla qualità».

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