Nasce “Asso 64 plus” il primo smartphone ideato in Abruzzo

La sfida dell’imprenditore guardiese Alessandro Zulli «Qualità italiana e caparbietà di chi non ha paura»
GUARDIAGRELE. Per lui che di sport se ne intende per essere stato per ben 22 anni dirigente e presidente di società di calcio a 5 maschili e femminili, conquistando anche lo scudetto con la Asd Az Golde Women di Chieti nel 2013, dire che la mission è lanciare sul mercato dispositivi di Information Technology di Serie A a un prezzo di Serie C, è come presentare su un piatto di diamanti a un tifoso che vuole restare connesso con il mondo, la vittoria scontata della Champions da parte della propria squadra tutti gli anni. Con questo obiettivo Alessandro Zulli, 41 anni, imprenditore di Guardiagrele, ha fondato una start up: la Allin, azienda impegnata nella compravendita all’ingrosso di traffico telefonico per operatori di telefonia nazionali e internazionali. Ed ha creato Allinmobile (www.allinmobile.eu) nuovo marchio italiano di smartphone e tablet, frutto dell’intraprendenza imprenditoriale e dalla collaborazione di professionisti nell’ambito delle telecomunicazioni, in particolare della telefonia, dello sviluppo software per dispositivi mobili e di piattaforme per la comunicazione. Allinmobile realizza device dual sim, con sistema operativo Android, producendo la parte hardware dei propri dispositivi in Oriente e la parte software in Italia. Insomma, la scommessa di ieri per il cellulare di oggi.
«Io ci punto tutto», spiega Zulli, «punto sulla qualità italiana, sulla capacità di fare ingresso con intelligenza e cuore nella tecnologia, sulla conosciuta caparbietà di noi abruzzesi che nelle cose entriamo a passi piccoli ma senza paura. Punto sui giovani, sulla capacità di realizzare i sogni anche quando sembrano irrealizzabili. Punto tutto su “Asso 64 Plus”, il nuovo smartphone italiano che risponde “Pronto” ed è nato da una mia idea, un ragazzo abruzzese, caparbio e sorridente come tanti altri».
Allinmobile si avvale di collaborazioni con produttori Odm in Asia, progettando e creando con loro dispositivi che fanno parte della line-up attuale. «Tuttavia», riprende Zulli, «il “cuore” dei device, il loro software, il testing, certificazione, sviluppo e assistenza-manutenzione è tutto italiano e di team italiano. Ci affidiamo a un pool di specialisti e ingegneri italiani per testare anche sotto stress i nostri terminali. Il tutto per garantire sempre l’affidabilità e le performance dei dispositivi al cliente finale».
La priorità assoluta per l’azienda è racchiusa in un una parola: ottimizzazione. «Il nostro team», sottolinea il Ceo Zulli, «dedica la maggior parte del suo tempo a ottimizzare l’So Android al fine di perfezionare i suoi componenti, migliorarne l’autonomia e i consumi e incrementare le performance. Ciò garantisce il totale controllo degli aggiornamenti, dell’assistenza e delle procedure ad essi collegati, rendendo difatto anche questo aspetto totalmente italiano. Cerchiamo d’inserirci in una fascia di mercato e di clienti precisa, stanca di spendere cifre elevate per dispositivi che spesso non forniscono un’innovazione e quel senso di novità così tangibile tanto da giustificarne il cambio e il costo».
Ma tener testa a brand affermati è sicuramente un’impresa ardua. «Per questo», riprende Alessandro Zulli, «Allinmobile intende entrare in punta di piedi offrendo smartphone dai dettagli hardware superiori e con personalizzazione tutta italiana del sistema operativo di base al fine di renderlo più efficiente e veloce».
I punti di forza dell'azienda sono quattro: prodotto italiano caratterizzato da design pregiato; ottimo rapporto qualità prezzo; elevate competenze specialistiche; assistenza italiana altamente qualificata, sempre presente via telematica o telefonica. Ma non mancano punti di debolezza, tre al momento: la necessità di elevati investimenti finanziari, l’elevata competitività, il brand non ancora conosciuto.
Quindi c’è bisogno di sostegno per realizzare in pieno questo progetto. Ma Zulli non demorde: affetto da epidermolisi bollosa distrofica recessiva (Eb), malattia genetica rara che rende la pelle e le mucose interne fragili come ali di farfalla, tanto da essere sequito fin dall’età di sei anni da una equipe medica dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, la sua vita è sempre una scommessa. «La mia condizione», conclude, «è importante ma non così severa come avviene, purtroppo, per altri pazienti affetti dalla mia stessa malattia». Perciò che il suo progetto sia da esempio per tutti quelli che, nonostante le avversità della vita, vogliono essere coraggiosi, anche quando tutto sembra impossibile.
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