Nei Paesi con più legalità c’è anche più ricchezza

8 Aprile 2016

Il presidente dell’anti corruzione Cantone e Legnini al convegno della d’Annunzio «Un sistema ad alto tasso corruttivo si chiude all’innovazione e ai giovani»

CHIETI. Più legalità più ricchezza. È il monito venuto fuori dal convegno che ieri mattina nel campus universitario di via dei Vestini a Chieti ha concluso il convegno internazionale della sezione italiana dell’Istituto iberoamericano di diritto costituzionale. Partita all’Aquila il 4 aprile scorso, l’iniziativa ha visto tappe anche a Teramo, a Pescara e infine a Chieti con una tavola rotonda moderata dal direttore del Centro Mauro Tedeschini, alla presenza del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, del presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac), Raffaele Cantone, di Tommaso Edoardo Frosini, docente all’università S. Orsola Benincasa di Napoli, di Marcelo Figueiredo, docente alla Pontifícia Università Católica di San Paolo in Brasile e di Calogero Pizzolo, dell’università di Buenos Aires in Argentina.

Ad aprire i lavori sono stati il rettore della d’Annunzio Carmine Di Ilio e il docente di istituzioni di diritto pubblico, Giampiero Di Plinio. Lo stesso Di Plinio è fra i promotori dell’iniziativa, insieme ai professori dell’università di Teramo, Romano Orrù, e dell’ateneo aquilano, Fabrizio Politi.

I lavori del convegno si sono imperniati sul delicato e difficile equilibrio tra gli imperativi della costituzione economica, vale a dire tutta quella serie di regole costituzionali che governa l’economia, e i valori della democrazia pluralista. Un equilibrio sempre più instabile a causa di un orizzonte in frenetica evoluzione. Il tema tocca quello più generale dell’intervento dello Stato, o se vogliamo delle regole, nell’economia, della necessità di regolamentare il settore per sbarrare la strada a corruzione e malaffare e del ruolo che si è ritagliato l’Europa in questo processo di regolamentazione. «Dal 1992», ha ricordato Legnini, «si è aperta una fase che ha portato a una profonda divaricazione tra Costituzione economica nazionale e rappresentanza politica. Il principio del pareggio di bilancio e, in seguito, la nuova disciplina dell’art. 81 della Costituzione, hanno accresciuto una governance economica europea».

Legnini ha portato un esempio in cui in prima persona si è sentito a “sovranità fortemente limitata”: il caso è quello delle tasse per i paesi colpiti dal terremoto aquilano che il governo italiano voleva tagliare, trovando l’opposizione dell’Europa. E dunque «i vincoli europei costituiscono un forte legaccio per la sovranità degli stati nazionali, sempre più incapaci di soddisfare i diritti sociali fondamentali, cosa che porta al declino della rappresentanza politica». Situazione, questa, che mette in crisi anche la magistratura, chiamata a coprire i vuoti lasciati.

Tornando all’economia, sì ai controlli, purché siano fatti in modo intelligente. «Il rispetto delle regole conviene all’economia», ha concluso Legnini; ma i controlli, ha sottolineato Cantone, devono essere fatti «non con il dito puntato contro, ma in maniera intelligente. In questo modo non si blocca affatto l’economia. Tutt’altro».

Cantone, come Legnini, ha infine sottolineato che dove c’è più legalità c’è anche più ricchezza. «C’è un rapporto diretto tra Paesi ad alto tasso di corruzione e basso tasso di ricerca», ha concluso il responsabile Anac, «perché un sistema ad alto tasso di illegalità si chiude all’innovazione, alla concorrenza e al merito». (a.i.)

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