Nicolaj svela il progetto di una discarica di sabbie

22 Luglio 2018

Pescara, dovrebbe sorgere a Città Sant’Angelo per far costare meno i dragaggi Ma in un’intercettazione della Finanza spuntano le accuse agli ambientalisti

PESCARA. Ore 11,15 del 2 marzo 2017, Luca Nicolaj, l’imprenditore delle scogliere e dei dragaggi, telefona a Giancarlo Zappacosta, allora direttore del dipartimento Cultura della Regione.
Non sanno, i due, che la telefonata è intercettata dalla Guardia di finanza di Pescara che indaga su appalti da 8 milioni di euro per le scogliere di Roseto e Silvi. Un’inchiesta per truffa e frode che, pochi giorni fa, è culminata con provvedimenti di interdizione nei confronti di 5 indagati, tra i quali Nicolaj, e il sequestro per equivalenza di 900mila euro.
L’intercettazione che pubblichiamo è riportata sull’ordinanza di misure interdittive firmata dal gip di Pescara, Nicola Colantonio, su richiesta del procuratore aggiunto Annarita Mantini. Nicolaj esordisce al telefono chiedendo un appuntamento a Zappacosta che gli risponde di non poterlo incontrare perché deve recarsi all’Aquila. L’imprenditore quindi gli dice: «Se parli con queste persone devi dire loro di non trattare male Nicolaj», e poi esclama: «Che cavolo!».
Secondo Nicolaj “queste persone” avrebbero dovuto sbloccare un intoppo sorto sull’appalto di Silvi. Ma la telefonata intercettata apre il sipario anche su un altro progetto, un grande progetto che la Nicolaj srl ha in mente di realizzare in Abruzzo. E cioè un mega impianto per smaltire fanghi e sabbie dei dragaggi dei porti abruzzesi.
È una discarica, da localizzare nel territorio di Città Sant’Angelo, che potrebbe abbattere i costi dei dragaggi.
A introdurre l’argomento è Zappacosta (che, ricordiamo, non è stato interessato da alcun provvedimento giudiziario). «Io mi sono informato su Piano di Sacco, sulla tua cosa lì», dice, «Ma ci sono gli ambientalisti che stanno facendo carne di porco». L’altro gli ribatte: «Ho parlato con Gabriele Florindi (sindaco di Città Sant’Angelo, ndr) che non è assolutamente contrario. Mi ha però detto che ho tutti contro». La parola torna a Zappacosta che si lascia andare a un’invettiva: «Gli ambientalisti sono tutti coglioni», si legge sulle carte dell’accusa, «tu lo sai, ante litteram sono coglioni. Se tu dai una consulenza ad Augusto De Sanctis diventa immediatamente malleabile e ti trova le soluzioni. Ma io ogni volta lo querelerei fino a fargli passare il vizio».
Zappacosta cambia discorso e chiede a Nicolaj se per il cantiere di Silvi ha parlato con Carlo Visca (dirigente regionale, ndr). «Non capisco perché si è messo contro inspiegabilmente», risponde l’imprenditore che chiede: «È vero che adesso le opere marittime sono state date a Franco Gerardini? (altro dirigente regionale, ndr)». Zappacosta non sa dargli una risposta ma - si legge sull’ordinanza - «entrambi convengono sul fatto che Gerardini sia serio e ragionevole». Nicolaj fa però considerazioni su altri dirigenti e funzionari, come Visca e l’ingegner Stefania Cofini, affermando che: «Fanno male alla pubblica amministrazione», perché, «fanno in modo che l’opera non si realizzi». L’imprenditore ritiene questi professionisti al servizio della Regione dei suoi nemici perché «minacciano la rescissione del contratto d’appalto su Silvi».
Zappacosta, a questo punto, chiude il colloquio: «Non mi devi convincere di nulla», taglia corto. E l’altro conclude: «Non chiedo raccomandazioni né voglio uscire dai binari, ma tutte le scogliere d’Abruzzo sono state fatte dall’impresa Nicolaj e stanno bene, solo con Silvi ci sono problemi».