No-triv: la Regione ricorra contro lo Sblocca-Italia

«L’Abruzzo impugni davanti alla Consulta le norme sulla petrolizzazione» Assomineraria difende la ricerca di idrocarburi: le petroliere inquinano di più
PESCARA. La Regione deve impugnare lo Sblocca Italia davanti alla Corte Costituzionale. Lo sostiene il coordinamento No triv, la federazione delle associazioni e dei movimenti che si battono contro la petrolizzazione in Adriatico. «Del territorio Abruzzese», dicono gli ambientalisti, «oltre 4.200 kmq. sono interessati da istanze di permessi di ricerca; quasi 36 kmq. da richieste di estrazione di idrocarburi; oltre 1.000 kmq. da istanze di concessione di stoccaggio, per complessivi 10.763 kmq. In realtà il conto potrebbe essere più salato: le compagnie che oggi detengono un titolo per la sola ricerca su terra ferma potrebbero richiedere la concessione del titolo unico previsto nello Sblocca-Italia, con tutte le ricadute del caso. A mare», aggiungono i No-triv, «sono in dirittura d’arrivo Ombrina Mare 2, Elsa 2, Rospo Mare 2 (procedimenti in corso per la coltivazione). Senza contare le numerose altre istanze di ricerca pronte per essere trasformate in altrettanti permessi di estrazione». I fondamenti per il ricorso sono tre per i No-triv: 1) un “titolo concessorio unico” in luogo di due titoli distinti. Permesso di ricerca e concessione di coltivazione ad oggi sono autorizzati in un unico atto, cosa illegittima perché il titolo unico presuppone una dichiarazione di pubblica utilità che non c'è stata e non può esserci perché il giacimento avrebbe dovuto essere stato già scoperto, il che non è. 2) L’estromissione degli enti locali dal procedimento amministrativo che porta al rilascio del “titolo concessorio unico”: il Decreto Sblocca Italia non fa più menzione degli enti locali e questo è soggetto a giudizio di legittimità. 3) L’intesa della Regione viene considerata dal decreto come un atto interno al procedimento amministrativo. Ebbene, l’intesa della Regione», concludono i No-triv, «è un atto “politico”, non un atto amministrativo: la Regione ha diritto di partecipare alle decisioni assunte in sede statale con l’intesa e, in caso di mancato accordo con lo Stato, potrebbe portare all’attenzione della stessa Corte il problema, provocando un conflitto di attribuzione».
Intanto in una lettera al Sole 24 ore il presidente di Assomineraria Pietro Cavanna, spiega che il potenziale dell’Italia è tra i più alti d’Europa e potrebbe soddisfare per 10 anni il fabbisogno del Paese, con un risparmio di 600 miliardi di euro. Quanto all’inquinamento, Cavanna sostiene che inquinano più le petroliere che importano petrolio che le piattaforme a mare.
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