«Noi, presidi-manager alla sfida della sicurezza»

La “Buona scuola” vista dai dirigenti alla luce anche della condanna del rettore del Convitto dell’Aquila: i nuovi compiti si sono aggiunti a tante situazioni delicate
L’AQUILA. Leader educativi, organizzatori, anzi veri e propri "imprenditori" e soprattutto responsabili della sicurezza, terreno difficile e “scivoloso” in terra d'Abruzzo, con le scuole di mezza regione che fanno i conti con strutture obsolete e non sempre adeguate dal punto di vista sismico.
Tutto questo, in un clima in cui chi sbaglia paga: a sei anni e mezzo dal terremoto, infatti, è stato notificato il primo arresto legato a una condanna definitiva legata ai crolli con vittime. È l'atto finale di un procedimento a carico del friulano Livio Bearzi, 58 anni, che la notte del 6 aprile 2009 era il preside del Convitto nazionale “Domenico Cotugno”, e che da martedì è in una cella del carcere di via Spalato a Udine.
«La situazione è tutt'altro che semplice», valuta Annateresa Rocchi, preside del Tito Acerbo a Pescara e referente regionale della Confedir, «perché le funzioni dei presidi sono aumentate e le responsabilità anche. A volte in Abruzzo si lavora in situazioni molto delicate dal punto di vista della sicurezza e disposizioni particolari come quella di vietare l'utilizzo dei tacchi alti da parte della collega Anna Amanzi ad Avezzano, per quanto possano apparire strane, sono invece dettate dalla necessità di fare prevenzione, anzitutto tra i docenti».
Di fatto, tra riforme, unioni e accorpamenti chi guida la scuola si trova a dirigere un vero e proprio "esercito". «Il mio istituto», spiega la dirigente Rocchi, «considerando tutti gli indirizzi tecnici e quello relativo a Costruzione, ambiente e territorio, conta oltre 130 docenti per circa 1.200 alunni, senza contare il personale ausiliare. Gestire la sicurezza in un contesto del genere rappresenta senza dubbio una sfida importante. Fondamentale è prevenire infortuni, ma incidenti sul lavoro come quello che lo scorso anno ha visto la tragica morte di un collaboratore scolastico ad Avezzano possono capitare ovunque».
Uno degli indirizzi della nuova legge 107, la cosiddetta "Buona scuola" rappresenta, almeno nelle intenzioni, la necessità di semplificare la burocrazia. Uno sforzo importante quanto arduo in un momento di transizione come quello attuale. «Si cerca di fare a meno della carta», spiega la Rocchi, «ma digitalizzare i documenti comporta un lavoro da non poco che arriva in un momento in cui stiamo cercando di recepire tutte indicazioni di legge».
Tra i nuovi compiti c'è quello di porre più attenzione all'organizzazione della vita scolastica. I dirigenti dovranno infatti essere i promotori del Piano dell’offerta formativa (Pof) e definire le linee guida e le strategie di indirizzo. «Si tratta di un incarico piuttosto gratificante», commenta la preside, «perché ci avvicina alla professione che tutti noi dirigenti abbiamo svolto fino a quache anno fa: quella di docente. Io ho insegnato a lungo latino e greco e porto con me quel bagaglio di esperienza».
Anche il rapporto con gli insegnanti cambia. I presidi avranno la possibilità, a partire dal 2016, di mettere in campo una propria squadra individuando, sui posti che si liberano ogni anno, i docenti con il curriculum più adatto a realizzare il progetto formativo del loro istituto.
Un compito, questo che dovrà essere condotto nel modo più trasparente possibile. Secondo la legge 107, i dirigenti potranno proporre un incarico triennale al docente, ma questa norma non è assolutamente condivisa dai sindacati, che la considerano fortemente incostituzionale. Un nodo tutto da sciogliere.
I dirigenti scolastici potranno ridurre il numero di alunni per classe per evitare il fenomeno delle aule-pollaio utilizzando l’organico a disposizione.
«L’operato dei capi di istituto sarà sottoposto a valutazione da parte di ministero e Ufficio scolastico regionale», ricorda la preside Rocchi: «Valutazioni che vengono condotte in collaborazione con docenti e genitori».
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