Non fa uscire la processione Il paese in rivolta contro il frate

Castelvecchio Subequo, i residenti a padre Massimiliano: «Giù le mani dal nostro Venerdì Santo» Il sindaco Salutari: mi appello al vescovo e ai fedeli affinché trovino un punto d’intesa
CASTELVECCHIO SUBEQUO. Senza scomodare troppo reminiscenze di guareschiana memoria, Castelvecchio Subequo sembra comunque rivivere i fasti di Brescello e della contrapposizione tra Peppone e don Camillo. Solo che qui la politica non c’entra. Un don Camillo però c’è e si chiama padre Massimiliano Di Carlo. Peppone, invece, si identifica con una larga parte del paese. Al centro della disputa la decisione di padre Massimiliano di cancellare la processione del Venerdì Santo. Molti residenti lo accusano di voler cancellare le tradizioni secolari più care alla comunità. Per il parroco con le minacce ricevute da alcuni parrocchiani sarebbero venute meno le condizioni garantite di comunione e di sicurezza personale e la dignità della liturgia della processione. Tanto da indurlo ad annullare la processione del Cristo Morto. Una situazione esplosiva tanto che ieri mattina una decina di persone è andata dai carabinieri per denunciare quello che sta accadendo. Una segnalazione preventiva nei confronti di eventuali gesti di malintenzionati che potrebbero mettere in atto gesti inconsulti ma anche una chiara denuncia nei confronti del parroco definito “rottamatore”.
«Siccome il parroco si sente minacciato siamo stati dai carabinieri e abbiamo voluto chiarire la nostra posizione», afferma il portavoce del comitato festeggiamenti di Santa Barbara, in programma per il Lunedì di Pasqua e anche questi annullati, Fidio Bianchi, «non siamo avvezzi a comportamenti violenti, siamo una comunità democratica ma non abbiamo bisogno di parroci rottamatori. Noi teniamo alle tradizioni, che vengono da lontano e che vogliamo custodire e tramandare ai nostri figli».
«Speriamo che il vescovo Fusco sistemi questa situazione prima di venerdì», gli fa eco Danilo Marinopiccoli, attivista della parrocchia, «è cosa veramente grave quello che sta accadendo, soprattutto la decisione del parroco di voler annullare la processione. Una comunità cattolica e francescana come Castelvecchio non può tollerare un comportamento simile». Al centro di questa disputa, suo malgrado, è finito anche il nuovo vescovo di Sulmona, Michele Fusco, il quale ieri mattina ha incontrato il parroco padre Massimiliano Di Carlo nel palazzo della Curia per conoscere tutti gli aspetti della vicenda che rischia di far esplodere il malcontento di un’intera comunità. «Ho ascoltato padre Massimiliano, per capire cosa sia accaduto nella comunità di Castelvecchio esortandolo a risolvere nel modo migliore tutta la vicenda, perché è bene che la processione si svolga regolarmente», ha detto il vescovo, impegnato anche lui nella ricerca di una soluzione che faccia tornare piena serenità nella comunità di Castelvecchio, anche se l'ultima parola spetta comunque a padre Massimiliano. Una disputa che ha coinvolto anche il sindaco del paese, Pietro Salutari. «Bisogna trovare insieme un punto d'incontro e deve essere quello che va nel rispetto anzitutto dei ruoli e delle funzioni della Chiesa. Poi ci sono gli aspetti che riguardano le tradizioni di questo paese e società civile e società religiosa devono trovare insieme anche qui una coesione che soddisfi tutte e due le parti. Naturalmente l'invito al nostro parroco è che la processione del Venerdi Santo si svolga. Perché la processione del Cristo Morto è l'essenza della religiosità e cristianità. Non si può in una comunità come Castelvecchio, dove da secoli si svolge questo rito, impedire che si faccia. Faccio appello al parroco e al ruolo che lui riveste come pastore di questa comunità e alle persone che in questi giorni hanno creato un po' di confusione nella comunità per far tornare uno spirito di unità, proprio nello spirito di pace della Pasqua». Secondo l'archeologo Giuseppe Cera «bisogna rispettare la figura del parroco. Il parroco è il pastore e se il parroco dice qualcosa bisogna andargli incontro, in fondo non si può pretendere di prendere decisioni che spettano alla Chiesa. Mi sembra un'esagerazione pretendere che il parroco faccia quello che dice il popolo. Se uno è fedele, è religioso, deve ascoltare la parola della Chiesa e del suo pastore. La minaccia di non svolgere il rito del Venerdi santo è la conseguenza di un clima di tensione che si è creato tra il parroco e una parte della comunità, una situazione davvero incresciosa, che a me e a tanti altri procura un dispiacere enorme. Mi auguro che ora ci sia buon senso da parte di tutti per arrivare a una soluzione». «Vogliamo sapere chi sono queste persone che hanno minacciato il parroco, persone che devono essere denunciate direttamente alla procura della Repubblica», afferma Antonio Pignatelli, «il parroco non può gettare la croce addosso a tutto il paese, ad una comunità intera». «È da star male al solo pensiero che Castelvecchio non abbia più processioni, né feste. Tutto questo perché qualcuno non sa curare le sue anime», conclude Gina Annucci.
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