«Non ha alcun senso Il quadro normativo è già cambiato»

14 Marzo 2016

PESCARA. «Il referendum non ha alcun senso perché il quadro normativo è cambiato e non credo che verrà raggiunto il quorum. Si tratta solo di uno spreco inutile di denaro. E' rimasto un solo quesito...

PESCARA. «Il referendum non ha alcun senso perché il quadro normativo è cambiato e non credo che verrà raggiunto il quorum. Si tratta solo di uno spreco inutile di denaro. E' rimasto un solo quesito e non capisco né vedo l'utilità di andare a votare per un qualcosa che non ha senso. C'è già la normativa a parlare». Il presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, è tra coloro che non credono nel referendum e che, di conseguenza, il prossimo 17 aprile non andranno a votare. «In Confindustria», sottolinea Ballone, «non abbiamo dato indicazioni, né per il “sì”, né per il “no”, né per il non andare a votare, ma sono convinto che in tanti la penseranno come me».

Gli industriali, d'altronde, nei giorni scorsi, alla vigilia della manifestazione di protesta organizzata a Pescara dai lavoratori del settore degli idrocarburi, avevano definito "devastanti" i possibili effetti del referendum, sottolineando come l'indotto, nel giro di due anni, abbia perso 1.500 posti di lavoro su seimila, con l'intera filiera che presto può risentire di ulteriori conseguenze. «Ormai c'è una normativa che impedisce le attività estrattive e ne prendiamo atto», riprende Ballone, «ma le imprese del settore stanno abbandonando l'Italia e l'Abruzzo con conseguenze gravissime: perdita di risorse e di occupazione. Ce ne accorgiamo solo ora che stiamo perdendo tutto. Oggi raccogliamo le macerie del settor».

«Sono convinto che la posizione di Confindustria sia giusta», afferma il presidente della Camera di Commercio di Pescara, Daniele Becci, «sono stanco di andare a votare per poi ritrovarci in queste condizioni e quindi non andrò al seggio. Si tratta di questioni sui quali a parlare dovrebbero essere i processi amministrativi». «Tutti teniamo alla tutela e alla salvaguardia dell'ambiente», aggiunge Becci, «ma non può essere che ogni volta, che si tratta di edilizia o di industria, si ricorre a questi concetti ormai obsoleti. Non è vero che l'industria non possa convivere con l'ambiente. Penso a tutti quei Paesi molto più avanti di noi in cui le attività produttive e l'ambiente convivono al meglio». Concetti che a livello nazionale sono ripresi dal Comitato “Ottimisti e razionali“, presieduto da Gianfranco Borghini, ex deputato del Partito Comunista e poi del PdS.

«Non andrò a votare come protesta nei confronti di questo metodo», spiega il presidente, «perché non amo certi processi che lasciano il tempo che trovano e, soprattutto, vengono strumentalizzati. Sono contrario ai gruppi del “no a prescindere” all'industria o al petrolio, perché i risultati del “no a prescindere” rappresentano, e la storia ne è testimone, un freno per lo sviluppo. Io contesto questo tipo di pensiero. Il nostro Paese si sta apertamente dichiarando contro le imprese».

E non andrà a votare neppure il responsabile Energia e Petrolio della Cgil Abruzzo, Carlo Petaccia. «E' una mia posizione personale», spiega il motivo della sua scelta controcorrente rispetto alla posizione espressa dal sindacato in Abruzzo, «e non entro per niente nel merito del quesito, è il principio che contesto: una materia così importante non si può lasciare ad un quesito referendario». (l.d.)

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