Non solo violenza, è Sos medicine

Uccisi tre abruzzesi in pochi giorni, ma nel paese è anche emergenza sanità, Pescara si mobilita
PESCARA. Vuoi sopravvivere a Caracas? Devi renderti invisibile: niente oggetti vistosi, niente scarpe firmate, niente giacca, e se possibile niente auto, perché lì possono rubarti tutto. E per rubarti possono ammazzarti. L’invisibilità è la prima regola di sopravvivenza in un paese come Il Venezuela, dove in due mesi sono stati assassinati tre abruzzesi: Maurizio Alberto Celli Ursi, 54 anni, teramano; Dino Rubens Tomassilli, 25 anni, di Pratola Peligna, e Matteo Di Francescantonio di 21 anni di Popoli. Tre morti ammazzati in un Paese che a fine anno ne conterà almeno 20mila. «Le zone più pericolose sono le grandi città come Caracas o Maracaibo», spiega Riccardo Chiavaroli, nato a Caracas ma da anni residente in Abruzzo dove è stato Consigliere regionale. «Lì il problema è che non c'è la grande rapina, ma la rapina di strada, lo scippo. Si rapina anche per un cellulare o per sfilarti le scarpe, e siccome il valore della vita umana è uguale a zero, se reagisci ti sparano».
La violenza è il sintomo di un paese economicamente collassato nonostante le grandi ricchezze del sottosuolo, e politicamente paralizzato dopo gli anni di Chavez e del successore Maduro. «Qui nessuno può considerarsi in salvo», ha scritto Mauro Bafile, origini aquilane, direttore della Voce d’Italia, un quotidiano fondato dal padre Gaetano e di cui è caporedattore la sorella Mariza Bafile, già deputato eletta nelle liste estero del Pd.
Bafile cita l’autorevole “Centro de Documentación y Análisis Social” secondo il quale «il carrello della spesa, in un anno - gennaio 2015, gennaio 2016 - ha subito un aumento del 395 per cento. Quasi il triplo del tasso d'inflazione reso noto dalla Banca Centrale del Venezuela». Il quale «dopo un silenzio durato mesi, ha informato che l'incremento dei prezzi nel 2015 è stato del 141,5 per cento. Mancano alimenti e medicine», racconta Bafile, «e i pochi reperibili hanno prezzi inaccessibili per la stragrande maggioranza dei venezuelani. Così si spiegano, nonostante l'inclemenza del sole tropicale, le lunghe file di consumatori alle porte dei supermarket e delle farmacie, in attesa di poter acquistare quei prodotti, sempre più uccel di bosco, venduti a un prezzo politico, perché sussidiati dallo Stato». Le medicine oggi sono una vera emergenza nazionale. Le comunità di venezuelani in Italia (5.600 di cui 450 in Abruzzo), o di abruzzesi che hanno parenti in venezuela (la comunità abruzzese in Venezuela conta circa 20mila persone) si sono organizzate per spedire farmaci essenziali. A Pescara sono attivi quattro punti di raccolta: il ristorante Rincon Latino di Montesilvano condotto da Mario Pallottini (vedi intervista di lato), il bar San Marco’s a Pescara di Stefania Moschella, il bar Mystic di Yaimary Velazco e la lavanderia di Gina Di Vito. «Oggi il paradosso», dice Chiavaroli, « è che in Venezuela gli ospedali sono vuoti, non perché mancano gli ammalati, ma perché non ti prendono perché non sanno come curarti». In questa situazione molti venezuelani e molti abruzzesi pensano di emigrare.
«Il problema», dice Chiavaroli, «è, che tutte le imprese sono state nazionalizzate e quindi scippate ai titolari, dunque anche gli imprenditori abruzzesi che intendono ritornare, oggi non possono farlo». La via d’uscita? Bafile è categorico: «Il Tavolo dell'Unità, che ha conquistato la maggioranza al Parlamento, vede come unico cammino per un giro di boa economico l'uscita dalla scena politica del presidente Maduro».
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