Occhio alle polmoniti «Non sottovalutate quei colpi di tosse...»

13 Novembre 2015

Intervista all’esperto nella giornata mondiale della malattia «Basterebbe vaccinarsi solo una volta, ma prevale la diffidenza»

PESCARA. Vaccinarsi. È questo l’appello del responsabile dell’unità operativa complessa di Pneumologia dell’ospedale di Pescara, Luigi Mosca, nel giorno, (ieri) della "Giornata mondiale delle polmoniti", promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Anche perché, i numeri, quelli relativi alla popolazione che viene ricoverata in ospedale per polmonite, mettono sul chi va là.

La percentuale dei decessi, infatti, non dice niente di buono: il 10% dei malati di polmonite ricoverati in ospedale, muore. Tra l’altro, in Abruzzo, è anche bassa la percentuale di coloro che si vaccinano contro l’influenza di stagione, prevenzione la quale arginerebbe il contagio da polmonite: solo il 38% della popolazione. E anche per il numero troppo basso di vaccinazioni specifiche contro le polmoniti, al primario di Pneumologia di Pescara non resta che lanciare l'allarme.

Dottor Mosca, innanzitutto chiariamo che cos’è la polmonite.

«Con la polmonite siamo di fronte ad un’infiammazione dell’alveolo polmonare, generata da microbi: virus o batteri. E a volte è provocata da farmaci che inducono a reazioni immunologiche dell’organismo. Dobbiamo ricordare, inoltre, che la polmonite è infettiva».

Quali sono i sintomi?

«Tosse, catarro, febbre, dolore toracico, cefalea, dolori e articolari e una sensazione di affanno. Nei confronti della malattia però si possono mettere in atto attività di prevenzione. Intanto riducendo i fattori di rischio, i quali sono il fumo e l’alcol. Poi ci sono i fattori predisponenti, come la bronco pneumopatia ostruttiva».

E quanto serve la vaccinazione?

«La vaccinazione è importantissima, poiché riduce di moltissimo il contagio: per esempio nel paziente anziano, durante la stagione dell’influenza, riduce la possibilità di una sovrapposizione batterica. E questa è la vaccinazione antinfluenzale».

Ma esiste una vaccinazione specifica per la polmonite?

«Certo, esiste il vaccino antipneumococcico che agisce contro il microbo Streptococcus pnemoniae, il principale agente batterico delle polmoniti. E ce ne sono di due tipi: il primo è il polisaccaridico tricosa-valente, il quale protegge contro 23 tipi di pneumococco. Il secondo, invece, è trideca-valente, ed agisce contro 13 tipi di pneumococco».

E lei quale consiglia?

«Il secondo, quello trideca-valente, in quanto è più moderno ed efficace. In più, basta somministrarselo solo una volta nella vita, mentre per il polisaccaridico occorre un richiamo ogni cinque anni. Poi il consiglio che do è che alla vaccinazione si dovrebbero sottoporre i bambini, gli anziani al disopra di 65 anni, chi ha dei linfomi, pazienti con riduzioni immunitarie, diabetici e alcolisti. Basta andare dal proprio medico di base o recarsi presso una Asl».

In Abruzzo qual è la situazione sul numero delle vaccinazioni?

«In Abruzzo, per quanto riguarda la vaccinazione antinfluenzale, si vaccina solo il 38% della popolazione. A Pescara il 46%. E negli ultimi anni siamo scesi del 10-15%. Per quanto riguarda la vaccinazione contro la polmonite, ho il numero relativo alla Asl di Pescara: l’anno scorso sono stati in mille a vaccinarsi».

E perché secondo lei i numeri sono così bassi?

«Il calo delle vaccinazioni è dovuto all’allarmismo. Che è ingiustificato. Poiché se da un lato, in ogni vaccinazione, ci possono essere delle controindicazioni, dall’altro, però, ci sono i vantaggi, i quali hanno un peso enormemente maggiore».

Vito de Luca

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