Olio extravergine Il prezzo giusto? Non meno di 9 euro
Prezzi in ascesa per dop e bio. Chi vuole spendere meno deve scegliere miscele di prodotto di varia provenienza
PESCARA. Da 6 a 10 euro al litro. E' la parabola straordinariamente in ascesa dell'extravergine di casa nostra, quest'anno, a conclusione di una raccolta per molti tormentata e per alcuni mai cominciata, oltre il 30% dei produttori sul territorio regionale quest'anno rimasti inoperativi.
Uno scenario da archiviare in fretta, il più negativo registrato da vent'anni a questa parte nella storia oleicola nazionale: resa e qualità inferiori compromesse dall'estate anomala, le piogge frequenti e i conseguenti attacchi della mosca olearia. Per dirla in cifre, perdita del 35% di produzione, di poco superiore a 300mila tonnellate - dato nazionale, lo scorso anno di 468mila - con un riverbero di segno meno anche sulla produzione abruzzese ridotta del 35- 40%.
E mentre dopo decenni le stesse aziende si vedono costrette ad integrare l'offerta con partite acquistate fuori regione in zone che hanno subito minori danni dalla temibile mosca (in prevalenza Puglia), i prezzi sul mercato schizzano in alto. In alternativa, si fa per dire, i prezzi stracciati dei prodotti da scaffale della gdo.
Come orientarsi? A quale prezzo l'ultimo anello della catena - il consumatore- può sentirsi garantito? Fino a controprova in bottiglia c'è presumibilmente quanto dichiarato in etichetta, rammenta Marino Giorgetti, storico responsabile della promozione del comparto oleicolo della Regione Abruzzo, uno dei nasi migliori al mondo in fatto di olio extravergine di qualità e fra i primi in Italia a parlare di panel test per la valutazione degli oli. E' verò però che quest'anno c'è da stare attenti più del solito, avverte l'esperto, perché si tratta di oli con notevoli difetti organolettici e acidità elevate. Sul mercato si trovano miscele di oli da Paesi Ue quali Spagna e Grecia. E Paesi extra Ue, categoria comprendente Maghreb, Mediterraneo e territori dell'emisfero sud che integrano le quote di olio importato in Italia. Meglio allora spendere qualche euro in più e affidarsi al proprio naso, cercando di acquistare quanto deve corrispondere al prezzo che si sborsa suggerisce Giorgetti, «senza drammatizzare ma procedendo con più attenzione».
Ai molti che ripiegano sull'acquisto, finchè ancora disponibile, dell'olio della passata stagione l'esperto oleologo ricorda che comunque dodici mesi fanno la differenza a perdere. Sebbene ancora di buona qualità quell'olio ha subito processi ossidativi notevoli. Sarà opportuno indagare su come è stato conservato nel corso dell'anno: aria, luce e calore accellerano in modo esponenziale l'ossidazione del prodotto. Meglio perciò scegliere l'olio nuovo e di buona qualità prodotto quest'anno, per quanto scarso.
«Le aziende storiche abruzzesi riconosciute a livello nazionale e internazionale sono riuscite anche in quest'anno difficile a garantire uno standard di qualità» dichiara l'esperto, commissario e assaggiatore in concorsi internazionali. E ricorda: «Nell'olio il prezzo da solo non è mai un elemento indicativo. Se per la produzione 2014 non si riuscirà a spendere meno di 9-10 euro al chilo, per alcuni prodotti degni di maggiore nota è facile imbattersi in prezzi dai 12 euro in su.
Tanto più se il prodotto è certificato bio o dop perché maggiormente garantito e sicuro». In una situazione paradossale come non mai con il prezzo giusto a 9-10 euro contro i 6-7 della buona annata passata, mai abbastanza si farà appello alla cultura del consumatore finale. Consapevolezza che purtroppo resta alquanto scarsa in materia, lamentano gli addetti ai lavori. Una confusione generalizzata, alimentata anche dalle nuove diversità degli oli stranieri presenti oggi sul mercato, «prodotti da non demonizzare ma da imparare a riconoscere».
«Chi non può permettersi la frittura in olio d'oliva» avverte il professor Guido Stecchi dell'Accademia delle 5 T, scelga almeno olio di semi di sole arachidi, o di solo girasole, anzichè di mais o di semi vari e indifferenziati. La differenza di prezzo è di appena 20 centesimi, si tratta comunque di prodotti economici, più o meno idrogenati e perciò dannosi alla salute».
«Per dare un aiuto ai produttori in questo momento di difficoltà ci stiamo organizzando per promuovere Le Strade dell'olio su tutto il territorio» assicura Rocco D'Alfonso, sindaco di Penne, Città dell'Olio dallo scorso anno e destinataria del contributo di 120mila euro dalle casse regionali per la promozione del pregiato olio vestino. «Valorizzando il prodotto delle nostre colline con itinerari attraverso frantoi e zone di produzione, pensiamo di promuovere anche il paesaggio, la campagna, l'ambiente. Realizzeremo un'oleoteca nel centro storico di Penne con un punto di informazione turistica sulle nostre risorse gastronomiche, in modo particolare l'olio extravergine d'oliva. A Penne contiamo una decina di frantoi, il 30 % dell'eccellenza dell'Aprutino Pescarese, ma qualcuno quest'anno è rimasto inoperativo perché non ha raccolto».
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