«Ora accatastate le piattaforme e fate pagare l’Ici»

19 Marzo 2016

L’associazione dei Comuni scrive agli enti locali Ma a quali municipi appartengono i tratti di mare?

PESCARA. I Comuni devono accertare la posizione Ici della piattaforme petrolifere fino a tutto il 2015. Lo dice l’Ifel (fondazione Anci, l’associazione dei comuni italiani) con una nota di commento alla sentenza della Cassazione che ha stabilito l’obbligo per le società petrolifere di pagare l’imposta comunale sugli immobili per i pozzi a mare. Una sentenza originata dal ricorso del comune di Pineto. Ma c’è un dubbio che va risolto: a quali Comuni appartengono quei tratti di mare? La legge nazionale sembra che non lo stabilisca.

La Cassazione ha comunque stabilito l’obbligatorietà dell’assoggettamento delle piattaforme all’imposta dei fabbricati non iscritti in catasto, indipendentemente dalle eventuali problematiche collegate alla determinazione del loro valore imponibile.

Le piattaforme petrolifere sono dunque “immobili” a tutti gli effetto e come tali devono essere fiscalmente trattati , visto che il fondo marino appartiene al demanio dello Stato ed il diritto al suo sfruttamento minerario è soggetto a concessione. Essi soddisfano quindi il presupposto dell’ICI.

Ma quale categoria catastale attribuire? Secondo la Corte, le piattaforme petrolifere sono classificabili nella categoria catastale D/7. Ed esiste, dice la corte, una naturale potestà impositiva degli enti locali nell’ambito del mare territoriale, paragonabile a quella esercitata sul proprio territorio, fino ad una distanza di 12 miglia marine. Per quanto riguarda le modalità di determinazione del valore, la Cassazione specifica che la mancanza di rendita catastale non impedisce l’applicazione dell’imposta, che non necessita dell’intervento preventivo dell’Agenzia delle Entrate, precisano i giudici, in quanto la base imponibile può essere valorizzata sulla base delle scritture contabili della società proprietaria, ed in caso di mancata collaborazione, sulla base dei dati di bilancio pubblicati dalla Camera di Commercio.

Nei giorni scorsi il governo ha risposto a un’interrogazione sulla sentenza, rilevando che «la questione dell'assoggettabilità all'Imu e all'Ici delle piattaforme petrolifere presenta diverse problematiche – come quella dell'individuazione del soggetto attivo del tributo e della determinazione della base imponibile tenendo conto dei valori contabili – che non appaiono risolvibili in via interpretativa attraverso la semplice applicazione dei principi della sentenza».

Di conseguenza, annuncia il governo, «sarà compito degli uffici tecnici dell'amministrazione finanziaria approfondire la problematica per proporre una soluzione normativa».

Tra le questioni da chiarire una riguarda i confini comunali. Chi stabilisce a quale comune appartiene una determinata piattaforma off-shore? La legge nazionale, un regio decreto del 1931, spiega il governo, supportato dal parere dell’Agenzia delle entrate, prevede che la «terminazione» cioè la determinazione e la delimitazione dei confini comunali, consista «nell'operazione di infissione nel suolo di “cippi” che materializzano un confine amministrativo o una proprietà da riferirsi nella mappa catastale, la quale non include le aree marine». La questione è dunque aperta e di difficile soluzione.

Intanto dal 2016 sono stati esclusi dalla stima catastale gli imbullonati: macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti cime le piattaforme. Le società petrolifere dovranno preoccuparsi solo del passato. Ma il conto potrebbe essere salato.

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