«Ora si può ottenere la bonifica»

L’avvocato dello Stato Gerardis e gli ambientalisti parlano di decisione storica
PESCARA. «L’Abruzzo ora può contare su uno strumento efficacissimo per pretendere da chi ha inquinato la bonifica di quell’area, con vantaggi che tutti possono immaginare per la salute e il benessere del territorio e di chi lo vive: 10 anni di lavoro non sono stati inutili». Il commento alle motivazioni della sentenza di Cassazione è di Cristina Gerardis, l'avvocato dello Stato che ha seguito il processo di Bussi, che spiega: «La sentenza può definirsi storica per 4 motivi: il reato di avvelenamento protegge dalle aggressioni dell'uomo anche le acque di falda, sotterranee, poi ha confermato che Montedison per mezzo secolo ha causato un disastro ambientale definito come un “accadimento macroscopico, dirompente e caratterizzato per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all'incolumità di un numero non individuabile di persone”, il terzo motivo è che ha definitivamente affermato che il disastro ambientale e l'avvelenamento delle acque possono essere commessi anche “non facendo”, minimizzando la gravità della situazione, falsando i dati per tranquillizzare la gente». Infine è stata accolta la tesi della Gerardis ossia che «anche negli anni '60 e '70, in Italia, l’ordinamento conteneva norme volte a tutelare le acque dall'inquinamento e le stesse matrici ambientali, anche se gli imputati possono trincerarsi dietro la prescrizione».
Il Forum H2O «seppur con l’amaro in bocca per l’avvenuta prescrizione e per una legislazione che dovrebbe a nostro avviso essere più stringente sulle questioni ambientali», considera la sentenza della Cassazione «un ulteriore sprone per andare avanti verso la bonifica». Infine secondo il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo si tratta di una «conferma della lunga lotta per la verità, la salute e la bonifica che abbiamo combattuto insieme a cittadini e movimenti nel corso degli anni». «È triste che come al solito la prescrizione garantisca impunità, ma almeno è definitiva la verità giudiziaria su quello che è accaduto, ma noi popolo avvelenato continuiamo a batterci per la bonifica del territorio», aggiunge Acerbo ricordando anche l’ex comandante della Forestale Guido Conti «che amava la sua terra e voleva difenderla dagli avvelenatori».

