Padre Bonaventura: «Sui sentieri medito e prego»

Frate francescano originario di Brecciarola, a 77 anni continua a frequentare le cime abruzzesi: «Un dono di Dio»
CASTELVECCHIO SUBEQUO. Sale in montagna con una bastone, dell'acqua e una merenda. Lungo il cammino medita e quando arriva su ammira estasiato il panorama. Padre Bonaventura Febbo ha 77 anni dei quali moltissimi trascorsi sulle montagne abruzzesi. Nei suoi racconti c'è il rispetto e l'amore per la natura e per i monti che si ritrova nell'enciclica Laudato Sii di papa Francesco apprezzata tanto dai religiosi quanto dagli ambientalisti. La sua passione per le cime inizia quando da giovane parte da Brecciarola, in provincia di Chieti, e va ad Assisi per studiare al seminario.
«Mi sono appassionato della montagna quando ero in Umbria al seminario», racconta con la gioia di un adolescente, «non è stato un amore a prima vista, diciamo, ma poi da quel momento in cui ho scoperto questa meraviglia non ho più smesso di salire sui monti. Ho girato l'Abruzzo, dall'Aquila a Tagliacozzo, fino a Castelvecchio Subequo e ovunque sono stato le montagne mi hanno sempre accompagnato. Tante volte sento la necessità di salire e quando non vado in montagna per troppo tempo sto male».
Padre Bonaventura, francescano, ha sempre educato i giovani al rispetto per la natura e per questo ogni anno ne porta dei gruppetti con lui.
«Ho fatto innamorare tante persone della montagna», continua il frate, «ho portato tanti ragazzi con me e nonostante i genitori inizialmente avessero paura poi alla fine si sono ricreduti e hanno lasciato che i loro figli apprezzassero questo splendido dono di Dio».
Il suo approccio alla montagna, nonostante l'esperienza maturata negli anni non cambia mai. Con devozione e amore padre Bonaventura sale sui monti e con costanza inizia a muovere i suoi passi uno dietro l'altro, sempre con lo stesso ritmo.
«Conosco bene le montagne d'Abruzzo», precisa il religioso, «sia Gran Sasso, sia il Velino, ma anche la Maiella e il Sirente. Ho accompagnato tantissimi amici fino al Corno Grande e ogni volta è una gioia vedere la loro espressione quando arrivano sulla vetta. In montagna è fondamentale tenere il passo e mantenerlo. Una brava guida lo sa e tiene sempre il gruppo compatto». Negli ultimi anni padre Bonaventura si è appassionato al Sirente, ma non smette mai di salire sul Gran Sasso, il suo primo amore. «Per me la montagna è meditazione», precisa, «non posso stare senza la montagna. Faccio di frequente delle lunghe camminate e ogni volta provo stupore per la straordinarietà della natura. Quando deciso di andare mi preparo e in silenzio vado. Parto sempre molto presto per evitare il sole e poi quando arrivo su mi fermo un po’ e dopo poco riscendo perché in discesa il sole non dà fastidio. Io sono riuscito a vedere dal Corno Grande Roma e il mare, è stato meraviglioso. Con me non porto tante cose. Un bastone, sia per facilitare il cammino sia per scacciare qualche vipera che è possibile incontrare sul sentiero, dell'acqua fresca e una merenda da gustare all'arrivo. Durante il tragitto medito, rifletto e prego. Non c'è cosa migliore di essere in mezzo al verde e dedicarsi alla preghiera».
Da attento osservatore è convinto che «le montagne abruzzesi sono splendide e dovrebbero essere rivalutate. Io mi meraviglio quando qualcuno muore in montagna, se non si conoscono le cime non si deve andare. È rischioso avventurarsi senza sapere dove si deve andare, ma soprattutto come si deve andare».
Eleonora Berardinetti
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