Palazzo Centi, offensiva delle difese

Primo ricorso al Riesame per ottenere il dissequestro di atti e materiale informatico acquisiti dai pm aquilani
L’AQUILA. Se la Procura della Repubblica appare quanto mai in fibrillazione a fronte di raffica di avvisi di garanzia e interrogatori, cominciano a muoversi anche le difese impegnate nel procedimento sulle presunte irregolarità negli appalti gestiti dalla Regione in tutto l’Abruzzo.
La controffensiva parte dall’Aquila e si riferisce, nello specifico, al filone investigativo riguardante l’appalto di 13 milioni per ristrutturare palazzo Centi ex sede della giunta regionale fino al 6 aprile 2009 quando fu danneggiato dal sisma.
Nei giorni scorsi gli avvocati Massimo Costantini e Roberto Madama, entrambi del Foro aquilano, che assistono Eugenio Rosa, titolare dell'impresa edile Iciet di Castelli (Teramo), hanno infatti presentato ricorso al tribunale del Riesame contro la perquisizione domiciliare e il sequestro disposti dai pm del capoluogo di regione. L'udienza verrà fissata entro 10 giorni dalla presentazione del ricorso: bisogna dare tempo al presidente del tribunale di formare un collegio adeguato per una decisione tanto importante.
Il primo obiettivo delle difese è di rientrare in possesso della documentazione cartacea e informatica oltre dei computer sequestrati dai carabinieri del Noe. Rosa, in particolare, è accusato di aver avuto favoritismi nel corso della gara di appalto, caratterizzata da un iter molto lungo e da più nomine di commissari, attraverso pressioni dei vertici politici con l'acquisizione quattro mesi prima del bando di elaborati progettuali. Tanto è vero che, come riportato dall’accusa, nell'appalto la sua ditta l'ha spuntata nell'offerta tecnica, tuttavia ha concluso al terzo posto nella graduatoria complessiva alla luce dell'offerta economica. L’appalto è stato poi regolarmente affidato a una ditta molisana.
Ma il secondo obiettivo è forse più importante visto che il materiale sequestrato sarà comunque restituito in tempi ragionevoli. In occasione della discussione dell’udienza camerale la Procura della Repubblica dovrà esibire gli atti che possiede che, dunque, per la prima volta verranno messi a disposizione delle difese. Quindi verrà alla luce parte degli atti finora rimasti segreti e forse si comincerà a capire su quali basi poggiano i sospetti.
Questa iniziativa, molto probabilmente, sarà seguita anche da altri legali di indagati che sono sulla stessa barca. Il fascicolo su questo appalto pare quello in fase più avanzata visto che sono stati avviati gli interrogatori e domani dovrebbe concludersi l’audizione di uno degli indagati, Giancarlo Di Vincenzo, che è stato già parzialmente sentito venerdì scorso, ma ci sono alcuni aspetti da chiarire.
L’indagine, con 31 indagati, otto filoni, cui si aggiunge quello collaterale ed esterno sulla fuga di notizie, si articola su numerose contestazioni che vanno dalla corruzione, all’abuso d’ufficio, turbativa d’asta e induzione indebita a dare o promettere utilità.
Come è noto tra gli indagati ci sono il presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso e gli assessori Dino Pepe, Marinella Sclocco, Silvio Paolucci.
Le indagini sono coordinate dai pm Michele Renzo (foto a destra)e Antonietta Picardi.
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