Pane, pasta e birra di castagne Si può, ma pochi lo fanno

7 Gennaio 2016

La stagione appena conclusa è stata migliore dopo i raccolti persi a causa del parassita “cinipide”. Ora il pericolo è l’invasione del prodotto estero

PESCARA. È stata una stagione discreta quella, appena trascorsa, dei castanicoltori abruzzesi. Dopo anni di duro lavoro per sconfiggere il Cinipide Galligeno, insetto che distrugge i castagni, stanno ora tirando un respiro di sollievo, perché la produzione, pur non essendo ai livelli degli anni d'oro, è stata comunque buona.

In Abruzzo le zone di produzione delle castagne sono la Valle Roveto, l'area di Carsoli e alcune aree del Teramano. Tra le varietà che si possono trovare nella nostra regione vi sono la Roscetta, soprattutto nella zona di Civitella Roveto, la Rossa del Reatino, nel carsolano, e i Marroni, frutto di un innesto sulle piante autoctone.

I prezzi del fresco vanno, a seconda delle dimensioni e della varietà, dai circa 2 ai 12 euro al chilogrammo. Quelle cotte costano in media 15 euro al chilo. In molti casi i venditori ambulanti vendono, in giro per le città, caldarroste di grandi dimensioni, che arrivano a costare anche un euro a pezzo. «La produzione», spiega Vincenzo Olivieri, dell'azienda agricola Il Castagneto di Tufo di Carsoli, «non è stata esagerata, ma è andata meglio rispetto allo scorso anno, che è stato drammatico. A causa del Cinipide, siamo ancora a un terzo di quello che dovrebbe essere il livello standard. Nella nostra zona, normalmente, fino a due, tre anni fa, producevamo quattro o cinquemila quintali, mentre quest'anno siamo a circa 1.500». L'esperto prova poi a dare qualche consiglio su come conservare gli amati frutti marroni e su come accertarne la qualità. «Le castagne», dice, «devono stare a zero gradi e se si scaldano si rovinano nel giro di pochi giorni. Non si tratta di frutta secca, ma di frutta viva e come tale va trattata. Un trucco per capire se una castagna è buona è quello di tagliarla a metà, per accertare che sia integra. Io, ad esempio, le cuocio mentre le vendo, così i clienti possono assaggiarle ed essere sicuri che siano buone». Nonostante il ritorno delle castagne made in Italy dopo i problemi legati al Cinipide, alla Coldiretti Abruzzo spiegano che «resta il rischio di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Turchia e dalla Slovenia, con le importazioni che nel giro di due anni sono quasi triplicate. Se non si vuole correre il rischio di acquistare spesso a caro prezzo caldarroste straniere in vendita nel centro delle città», aggiungono all'associazione regionale, «invitiamo i consumatori a prestare attenzione alla qualità e suggeriamo di ricorrere a un più genuino fai da te casalingo per garantirsi un prodotto fresco, sicuro e a costi accessibili». Molti non sanno che le castagne sono anche un alimento qualitativamente ottimo, perché contengono tutta una seria di micronutrienti. «Si tratta di un cibo a tutto campo», spiega il direttore dell'Unità operativa di nutrizione umana e clinica di Scienze sperimentali e cliniche dell'Università d'Annunzio di Chieti-Pescara, Nicolantonio D'Orazio. «Si consideri che cento grammi di castagne crude contengono 40 milligrammi di vitamina C, a fronte di una razione giornaliera pari a 60 milligrammi. Sono consigliabili a tutti, purché il consumo, come per ogni cosa, sia moderato, e vanno bene anche per diabetici. Con la farina di castagne si possono fare pane e pasta per i celiaci, perché non contengono glutine e questo è anche un modo per abbattere la spesa sanitaria nazionale e regionale. Con le castagne si può fare anche la birra, che è ottima, ma in Abruzzo, purtroppo», conclude l'esperto, «nessuno la produce».

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