Paolucci: «Confonde le autorizzazioni con gli accreditamenti»

22 Ottobre 2017

PESCARA. L’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, replica ai 5 Stelle affermando che il consigliere regionale Domenico Pettinari «non ha avuto neppure la capacità di leggere la delibera di...

PESCARA. L’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, replica ai 5 Stelle affermando che il consigliere regionale Domenico Pettinari «non ha avuto neppure la capacità di leggere la delibera di giunta numero 417 del 28 luglio scorso che, al punto 3, chiarisce espressamente che l'area di attività sanitaria costituisce un fabbisogno teorico esclusivamente autorizzatorio e pertanto non suscettibile di accreditamento istituzionale o addirittura di contrattualizzazione. Sappia Pettinari», posegue Paolucci, «che c'è una bella differenza tra autorizzazioni e accreditamenti, per i quali è normativamente previsto il ricorso a bandi. Quindi, per prima cosa, la delibera non comporta alcuna spesa aggiuntiva per le casse pubbliche: si tratta di un mero riconoscimento formale per chi vuole esercitare l'attività medica». In sintesi: il libero mercato. «Peraltro, anche nel caso di queste prestazioni a pagamento c'è priorità per le strutture pubbliche», aggiunge l’assessore che spiega: «Era un obbligo per la Regione, visto che il decreto del Presidente del Consiglio sui nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza) demanda alle Regioni la disciplina sulle modalità di erogazione della Specialistica Ambulatoriale. Il precedente fabbisogno regionale, deliberato nel 2012, aveva terminato la sua efficacia nel 2015, c’era la necessità per la Regione di aggiornarlo per non essere inadempiente e rischiare contenziosi». Sempre secondo l’assessore alla Sanità, Pettinari fa confusione «perché il fabbisogno non riguarda aree che sono state oggetto di riordino della Rete Ospedaliera e di quelli che lui chiama presunti smantellamenti, dimenticando in maniera strumentale che la stima di questo fabbisogno è erogabile in via prioritaria dalle strutture pubbliche».
Secondo Paolucci l’iniziativa dei 5 Stelle rappresenta solo «i prodromi della imminente campagna elettorale. Purtroppo oggi accade anche questo, perché si cerca il facile consenso senza alcun approfondimento di merito. Merito che invece ci è stato recentemente riconosciuto dal Ministero della Salute sugli obiettivi di salute raggiunti per la prima volta nella storia di questa regione».
L’assessore replica anche sui numeri (3 milioni di prestazioni non erogate) e sulle cause sostenute da Pettinari. «Se fosse vera la notizia dei 3 milioni», dice, «allora sì che sarei dovuto ricorrere all’accreditamento di strutture private. Per quanto riguarda la mobilità passiva non si può dire che sia causata da un’assenza di assistenza. In Abruzzo», continua, «abbiamo una mobilità attiva di 75 milioni di euro e una mobilità passiva di 140 milioni. Dovrei presumere, se questo fosse il ragionamento e non lo è, che ci sono 75 milioni di euro di prestazioni inevase in altre regioni e 140 qui. Il percorso della mobilità, invece, è dato prevalentemente dalla libertà di cure e di scelta che ha il cittadino». Sulla seconda presunta causa, le liste d’attesa, Paolucci afferma che queste sono «un problema di organizzazione della sanità non di numero di prestazioni da effettuare. Il numero di macchinari che noi abbiamo e di prestazioni che noi autorizziamo, comprese quelle che accreditiamo, è ampiamente sufficiente a garantire la domanda. Il problema invece è che c'è un’organizzazione sbagliata come le domande improprie e quindi, per esempio, le crocette sulle urgenze non riportate sulle ricette». Paolucci taglia corto sui codici bianchi e le rinunce alle cure: «Non ne capisco il nesso». E conclude con una riflessione: «La concorrenza autorizzatoria garantisce la competitività che spinge verso l'alto la qualità delle cure e rompe i monopoli». (l.c.)