«Parlavano di mio figlio, nessuno ascoltava»

12 Giugno 2015

Rossella Ricciardi urla la sua delusione dopo la visita alla Commissione che in Senato lavora alla legge sull’omicidio stradale

CELANO. «Un incubo. Ho visto indifferenza, noncuranza. Ogni parola ascoltata è stata un colpo al cuore». Rossella Ricciardi è la madre di Marco Zaurrini, il quindicenne di Celano morto lo scorso 16 maggio, centrato in pieno da un’auto pirata sulla strada che unisce una frazione di Avezzano a Celano. Ricciardi, su invito della senatrice aquilana del Pd, Stefania Pezzopane, ha partecipato a una seduta della discussione in Senato del ddl che introduce nell’ordinamento italiano il reato di omicidio stradale. Insieme a lei Maria Paola Zaurrini, l’infaticabile nipote che non la lascia mai da sola e che ha organizzato la fiaccolata a Celano in memoria del giovane, a cui hanno partecipato 5 mila persone, arrivate da tutta la Marsica. E anche Simone, il fratello di Marco, solo da qualche mese diciottenne, al quale non hanno permesso subito di entrare perché non indossava giacca e cravatta. D’altronde sono le regole.

«In Italia, però, le regole non ci sono per tutto», commenta Ricciardi, «mio figlio aveva indosso solo una t-shirt, ma come un qualsiasi altro giovane». E così la corsa nel negozio più vicino dove una camicia non costasse 200 euro, fino all’acquisto alla Benetton. In questi giorni a palazzo Madama si è discusso del ddl che ieri ha ottenuto l’ok dal Senato e che ora ripassa alla Camera per la seconda lettura. Punti salienti sono il carcere certo e lungo (teoricamente si potrebbe perfino arrivare a 27 anni ma la fattispecie non esiste), il ritiro della patente fino a 30 anni, arresto in flagranza di reato e pene più severe per chi fugge. «Quando sono entrata avevo già una grande angoscia, ho ascoltato ogni intervento parola per parola. Intanto guardavo quei politici seduti lì, qualcuno era distratto nelle sue cose, altri si alzavano e davano le spalle ai colleghi, altri erano totalmente indifferenti. Un dolore grande per me. Sono una mamma che ha perso solo qualche giorno fa suo figlio, forse è normale che io la viva diversamente da queste persone, ma lì dovrebbe esserci seduto chi fa per noi le leggi, chi ci rappresenta. Io ho provato indignazione per molti degli atteggiamenti che ho visto. E’ stata una fortuna che mio marito non sia potuto venire, non so come avrebbe reagito». Zaurrini è morto dopo che l’auto di un pluripregiudicato l’ha colto in pieno, mentre era sullo scooter di un suo coetaneo, rimasto ferito gravemente. L’investitore, Luigi Antidormi, 33enne, anch’egli di Celano come la vittima e l’altro giovane, dopo l’impatto ha lasciato i due giovani a terra, sull’asfalto ed è fuggito. Nell’auto aveva lasciato il cellulare e così poco dopo la polizia lo ha preso a casa. Dagli esami è risultato poi drogato e ubriaco. «Sappiamo che comunque anche se la legge sarà approvata non sarà retroattiva», dice la madre del 15enne, «però in noi cresce la speranza che ci sia giustizia finalmente per chi è vittima di un dolore così grande, che è indescrivibile. In modo che sia una certezza che chi si droga, si ubriaca e decide ugualmente di mettersi alla guida di un’auto, lo faccia con la consapevolezza che se provoca un incidente ci sia per lui una pena certa e dura. Quando ho sentito la Pezzopane che faceva il nome di mio figlio e parlava della mia tragedia mi è salito il cuore alla gola», dice, «in quel momento non l’ho vista come politico ma come mamma. Ha raccontato anche della sventura di una sua amica che ha avuto la stessa esperienza. Ho apprezzato anche le parole di Erika Stefani della Lega Nord che ha parlato di “una vera e propria carneficina e così dei mille morti solo tra il 2008 e il 2012 e dei 35 mila i feriti, tutti sulle strade”». «Io a questo punto non posso far altro che sperare nella magistratura e negli avvocati. Rispetto il loro lavoro. Confido che verrà fatta giustizia. Spero però che l’Italia riconquisti una sua dignità anche disciplinando questo tipo di reato, lo deve a chi, come me e la mia famiglia, si ritrova a vivere la morte di un figlio, la morte di tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA