Passerina e Pecorino i bianchi alla moda che scalano le vendite

12 Aprile 2017

Sono al secondo e quarto posto in Italia per incremento Le novità di Cantina Tollo, Feuduccio, Monti, Citra, La Valentina

VERONA. Lo sanno i produttori abruzzesi e il mercato lo conferma. In regione produciamo alcune tipologie di vino che, negli ultimi tempi, stanno scalando le classifiche di vendita. Ci sono due vitigni di abruzzesi, per esempio, nella top five della borsa nazionale dei vini che hanno avuto un maggior incremento di vendite nel mercato interno nel 2016. Ne dà notizia Coldiretti in occasione del Vinitaly, a Verona, dove ha presentato la prima mostra delle bottiglie più alla moda nell'ultimo anno. In testa alla lista ci sono la Passerina con un +24% di vendite e il Pecorino con un +19,2% che si piazzano al secondo e al quarto posto dei primi cinque vini con un aumento esponenziale delle vendite.

«La nostra indagine sulle tendenze del settore vinicolo nel futuro» aggiunge invece Confagricoltura col presidente Massimiliano Giansanti, ieri in visita al padiglione Abruzzo, «indica come i consumatori più giovani chiedano vitigni autoctoni, sostenibilità e biologico caratteristiche che ben si trovano nei bianchi abruzzesi. Non sarà un caso allora se i vignaioli continuano a puntare sulle varietà a bacca bianca autoctone, basta fare un giro fra gli stand regionali a Vinitaly per scoprire novità e rilanci di bianchi locali. Il Feuduccio di Orsogna ha fatto debuttare in questa fiera una piccolissima produzione di Passerina, fresca e ammaliante, come spiega il direttore generale Rocco Cipollone, approfittando di una annata favorevole per i bianchi. Cantina Tollo ha presentato il nuovo “Tre”, Trebbiano d'Abruzzo Doc in purezza: «Sulla scia del recente successo del Pecorino» spiega l'enologo Riccardo Brighigna «abbiamo scelto di dedicarci ad un vitigno che ci ha dato molto negli anni e che, se prodotto con certi criteri, in finezza ed eleganza può superare altri autoctoni».

Ci credono anche i fratelli Nicola ed Emanuele Altieri che dall’azienda Fontefico di Vasto portano a Verona il loro Trebbiano, non chiarificato né filtrato, “Portarispetto”: «Un vitigno considerato sempre poco e male, da grande quantità e scarsa qualità,» spiegano i fratelli «che invece può rendere espressioni luminose, longeve e di carattere se ben trattato». Di selezione di Trebbiano parla anche Mimmo Pasetti che lascia esprimerne un'etichetta a fermentazione spontanea, minerale e di struttura, il Madonnella Doc 2014 appena lanciato. Racconta invece una nuova via per il Pecorino teramano l'azienda Monti, con Emilia e Mirko che, nell'enoteca del Consorzio di Tutela Colline Teramane Docg, hanno presentato la prima vendemmia del Vir, mani e piedi per raccolta di raspatura e pigiatura, fermentazione spontanea, piccolissima produzione condivisa con la supervisione del professor Leonardo Seghetti. Il Pecorino senza aggiunta di solfiti, macerato, non filtrato, sperimentale è stato al centro della degustazione verticale, con annate dal 2012 al 2016 della linea La Volpe all'Uva, di Codice Citra, in abbinamento al Pecorino di Farindola. «Abbiamo scelto di avventurarci cinque anni fa in questo progetto che punta su qualità, tipicità e sperimentazione» osserva Valentino Di Campli, presidente di Citra, «questa verticale penso abbia dimostrato che la nostra audacia è stata premiata». Non solo autoctoni però. Sabatino Di Properzio (La Valentina) ha presentato a Verona la nuova annata del Fiano “Auhà” abbinata ad un piatto della tradizione marinara, anch'esso della provincia pescarese, preparato da Maurizio D'Anolfi del ristorante La Paranza: mezze maniche al sugo di paparazze. Su un «supreme italian blend» di vitigni bianchi del centro-sud Italia hanno invece puntato Valentino Sciotti e Filippo Baccalaro con il Collection di Fantini.