Patto sindacati-Confindustria sui porti

Lettera delle associazioni di Abruzzo e Lazio al ministro Toninelli per il passaggio degli scali abruzzesi sotto Civitavecchia
PESCARA. Sindacati e Confindustria di Abruzzo e Lazio hanno scritto al ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Danilo Toninelli, al governatore vicario dell’Abruzzo Giovanni Lolli e del Lazio Nicola Zingaretti, per chiedere l’attuazione dell’accordo tra le due Regioni sottoscritto due anni fa per il passaggio dei porti abruzzesi sotto l’autorità di Civitavecchia. Nella lettera, firmata da Carmine Ranieri (Cgil Abruzzo), Michele Azzola (Cgil Lazio), Leo Malandra (Cisl Abruzzo), Paolo Terrinoni (Cisl Lazio), Michele Lombardo (Uil Abruzzo), Alberto Civica (Uil Lazio), Gennaro Zecca (Confindustria Chieti Pescara), Stefano Cenci (Unindustria Civitavecchia), si chiede di «dare seguito alla richiesta delle Regioni Lazio e Abruzzo», con l’intesa del 20 ottobre 2016, «per il trasferimento dei porti di Pescara e Ortona dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centrale a quella del Mar Tirreno Centro-Settentrionale», cioè da Ancona a Civitavecchia. L’obiettivo, spiegano sindacati e imprenditori, è di creare una governance unica per il land bridge est-ovest, cioè per il corridoio Tirreno-Adriatico tra la penisola Iberica e i Balcani, in modo da garantirne «la piena attuazione e funzionalità». Una seconda richiesta riguarda quella di avviare «in tempo utile per la data di revisione dei corridoi europei dei trasporti (TenT)», l’iter per il riconoscimento di un corridoio Barcellona-Civitavecchia-Pescara-Ortona-Ploce. Un corridoio intermodale, utile, spiegano, «per ridimensionare, con una parziale trasformazione intermodale, l’enorme flusso di merci attualmente trasportata “tutto strada” lungo il Corridoio V° Mediterraneo». Riducendo in tal modo «il grave peso delle esternalità negative, in particolare delle pesanti pressioni sull’ambiente, dovute alle forti emissioni di CO2 in atmosfera».
La lettera prende le mosse dalla proposta di corridoio Tirreno-Adriatico, descritta in numerosi libri, dagli esperti di logistica Antonio Nervegna ed Euclide Di Pretoro, che per primi hanno esortato a valorizzare la posizione strategica dell’Abruzzo nello sviluppo del traffico intermodale ovest-est, attraverso l’alleanza con Civitavecchia. La riforma delle autorità portuali portata avanti dal governo di centrosinistra, e in particolare dal ministro Graziano Delrio, aveva fatto sperare che il progetto potesse decollare. Ma, come sottolinea la lettera delle associazioni datoriali, «per l’aggregazione dei singoli porti, si è proceduto con la logica della prossimità geografica lungo la stessa linea di costa». Un metodo forse valido per alcuni porti, ma non generalizzabile, «poiché», sottolineano sindacati e Confindustria, «in alcuni casi, risulta evidente la complementarietà di nodi portuali non appartenenti allo stesso mare». È questo il caso della portualità abruzzese, «costretta a vivere», rimarcano le associazioni, «per una scelta poco ponderata, un ruolo subalterno, sotto il profilo amministrativo, alla portualità delle Marche». Un evidente sottovalutazione del ruolo che potrebbe svolgere l’Abruzzo, regione cerniera tra il Nord e il Sud, tra l’Est e l’Ovest. Un territorio che ha un ruolo evidente, naturale, di land bridge tra il Tirreno e l’Adriatico. «Un territorio che ingloba le aree retroportuali ed interne del Lazio e dell'Abruzzo», si spiega nella lettera, «in un corridoio logistico estremamente funzionale Oggi, questa operazione potrebbe risultare oltremodo agevolata», ricordano sindacati e Confindustria, «dai provvedimenti legislativi per il riconoscimento delle Zone Economiche Speciali (Zes) in Abruzzo e le Zone Logistiche Semplificate (Zls) nel Lazio, quali occasioni mirate a ridare speranza a quelle aree interne delle due regioni, duramente provate anche per gli eventi naturali (terremoti) degli ultimi anni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

