Peggiora la salute del mare «Fiumi troppo inquinati»

8 Aprile 2015

Il Forum dell’acqua lancia l’allarme: se non si interviene, l’Unione europea imporrà la chiusura definitiva alla balneazione di ampi tratti della costa

PESCARA. La malattia ormai è cronica ma il medico continua a non rispondere al telefono. Parliamo della salute della acque del mare, dove ci tuffiamo ogni anno ignari che la loro qualità e salubrità non fanno che peggiorare. Colpa dei nostri fiumi che continuano a essere inquinati e a causare inquinamento. A documentarlo è la stessa Regione chiamata a monitorare periodicamente le acque. A trarne le conseguenze è il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua che lancia l’ennesimo allarme ambientale: «La classe “qualità scarsa”», spiega Augusto De Sanctis, «è passata dal 13,8% del 2013 al 19% del 2014 e al 22% del 2015; la classe migliore, “eccellente”, scende dal 68% di due anni fa al 46% dello scorso anno, al 40% del 2105. Dunque da quando è partita la classificazione, nel 2011, è in atto un costante peggioramento».

Mentre diventa sempre più impietoso il confronto con le regioni vicine: l’Emilia Romagna ha il 94% delle sue acque nella categoria “eccellente” e solo l’1% in quella scarsa che implica non balneabilità. Le Marche hanno l’85% di acque “eccellenti” e solo il 6,5% di acque non balneabili, la Puglia arriva addirittura al 99,2% di acque “eccellenti”. Che cosa voglia dire questo per il turismo è chiaro a tutti. Certo, anche l’Abruzzo ha i suoi tratti di mare pulito lungo quasi tutta la costa, da Martinsicuro a San Salvo, ma sono troppi i buchi neri e i tratti con acque di qualità appena sufficiente.

La classificazione della qualità delle acque viene fatta sulla base delle indicazioni dell'Unione Europea, con una direttiva in cui è stato chiesto agli Stati membri di classificare ai fini della balneazione le acque dei singoli tratti di costa in 4 classi di qualità: eccellente; buona; sufficiente, scarsa. La classificazione ai fini della balneazione tiene conto esclusivamente dell’inquinamento di tipo microbiologico, verificando l'entità della presenza di Escherichia coli ed enterococchi. «Ai più» dicono gli ambientalisti del Forum, «sfugge una norma della Direttiva che, alla fine del quinquennio di classificazione (cioè dal prossimo anno), imporrà la chiusura definitiva alla balneazione dei tratti costieri in cui la qualità delle acque è classificata “scarsa”. Sarebbe un danno immenso all'economia regionale».

Tra i punti classificati come scarsi vi sono Villa Rosa a Martinsicuro e la foce del Vibrata, tra Martinsicuro e Alba Adriatica; la foce del Salinello a Giulianova; l'area a Sud della foce del Vomano a Pineto; la foce del Piomba a Silvi e Città Sant'Angelo; la foce del Saline a Città Sant'Angelo; la zona di via Mazzini, via Balilla a Pescara e l'area a nord del fiume Pescara; la foce del Foro e dell'Arielli ad Ortona; fosso Cintoni e il Feltrino a San Vito Chietino; fosso della Paurosa, fosso Lebba e fosso Marino a Vasto.

«Quando nel 2013 il ministero assegnò di fatto la maglia nera al mare abruzzese» proseguono gli ambientalisti «ci fu una corsa a cercare di smentire e di sottacere il problema. Solo una classe politica e amministrativa miope poteva scegliere di adottare la politica dello struzzo. Noi esigiamo invece che i problemi emergano nella loro gravità perché solo la piena consapevolezza delle criticità può portare ad un radicale ed indispensabile cambiamento». Gli ambientalisti puntano l’indice contro le società di gestione delle acque: «Se i nostri corsi d'acqua sono stati ridotti a fogne e i depuratori per oltre il 50% non funzionano bene lo dobbiamo a una politica dissennata di gestione della cosa pubblica che ha massacrato anche le opportunità di lavoro, visto che non sono stati fatti investimenti in cantieri per depuratori e reti per centinaia di milioni di euro». Il Forum Acqua chiede di promuovere una partecipazione ampia della società abruzzese nella definizione degli strumenti di gestione come i Piani d'Ambito e il Piano di Tutela delle Acque; concentrare le poche risorse disponibili nelle attività di bonifica; fermare le nuove captazioni sui fiumi che abbattono la loro capacità di auto-depurazione».

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