Pensioni, ecco le strade per perdere meno soldi

Il confronto tra le forme anticipate, quella di vecchiaia e l’opzione quota 103 Solo quest’ultima tra le soluzioni alternative riguarda tutti i tipi di lavoratori
L'AQUILA. Tra pensione anticipata, pensione di vecchiaia e Quota 103, quale conviene di più? Va detto che Quota 103 è l’unica alternativa vera alle misure ordinarie di pensionamento perché riguarda tutti: lavoratori autonomi, dipendenti, pubblici e privati. Le altre prestazioni anticipate, invece, dall’Ape sociale ad Opzione donna, dalla pensione anticipata contributiva alla vecchiaia con invalidità pensionabile, hanno platee circoscritte. Vediamo quindi tra le tre misure prese in considerazione qual è più conveniente e cosa comporta.
SISTEMA ATTUALE. Le regole del sistema previdenziale italiano sono chiare. Esistono misure ordinarie che sono, sostanzialmente, la pensione di vecchiaia e l'anticipata ordinaria, a cui si sommano alcune possibilità di pensionamento anticipato, in deroga ai requisiti ordinari: Ape sociale, Opzione donna, Quota 41 precoci, Quota 103, pensione anticipata contributiva e pensione di vecchiaia con invalidità specifica. Con Quota 103, applicabile a tutti, si devono raggiungere i 62 anni di età e 41 di contributi, di cui 35 effettivi da lavoro. Ape, Opzione donna e Quota 41 per i precoci riguardano, invece, soltanto disoccupati, invalidi e caregivers, in alcuni casi i lavori gravosi e in altri le lavoratrici di aziende in crisi. L’anticipata contributiva non può essere presa da chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Inoltre, l’invalido per la vecchiaia anticipata deve avere almeno l’80% di disabilità certificata.
LA PIÙ CONVENIENTE. Il confronto sulla convenienza per l'uscita dal lavoro può essere fatto solo tra Quota 103 e le due misure ordinarie: pensione anticipata e di vecchiaia, proprio perché destinate a tutti. Il punto di partenza di ogni calcolo deve essere l’età di uscita, in quanto il sistema previdenziale calcola la pensione, soprattutto per la parte contributiva, in maniera tale che più si va in pensione giovani e meno si prende di assegno. Il secondo fattore importante, per calcolare una pensione e capirne la convenienza, è il proprio montante contributivo. Più contributi si versano, più si prende di pensione. Questo vale sia nel sistema contributivo, che in quello retributivo. Infatti, ad uno stipendio più alto corrispondono sempre più contributi versati. Non come anni ma come valore dei versamenti. Le pensioni per la parte contributiva sono calcolate in base al montante.
CALCOLO DELL'ASSEGNO. La somma di tutti i versamenti effettuati alla previdenza sociale vengono annualmente rivalutati dall’Inps con il meccanismo dell’indicizzazione. Alla data di uscita dal mondo del lavoro questa somma rivalutata viene passata per i coefficienti di trasformazione: più alta è l’età di uscita, più risultano favorevoli questi coefficienti. Ecco un esempio pratico di confronto tra pensioni, anche se nel calcolo molto dipende dalla data di versamento dei contributi, dal numero di anni di contributi versati prima del 1996 e da altri fattori che possono determinare una maggiore o minore convenienza a sfruttare una misura piuttosto che l’altra. Il consiglio provinciale dei Consulenti del lavoro di Milano ha pubblicato un calcolo specifico prendendo come riferimento un lavoratore con 63 anni da compiere ad ottobre 2023, 40 anni di contributi versati e l'ultimo imponibile pari a 134.013 euro. Un esempio da cui si può trarre spunto per completare il calcolo evidenziando le penalizzazioni dell'assegno.
TAGLI PESANTI. Questo lavoratore potrebbe uscire dal lavoro già a gennaio 2024 con Quota 103. Infatti, maturando i requisiti entro la fine del 2023, come questa misura prevede, al netto della finestra di 3 mesi prevista da Quota 103, andrà in pensione a 63 anni e 3 mesi di età. E, continuando a lavorare, ci andrà con 41 anni e 3 mesi di contribuzione. La sua pensione con Quota 103 sarebbe pari a 2.040 euro circa al mese al netto delle tasse.
Con un anno e 10 mesi di lavoro in più, il lavoratore lascerà il servizio a novembre del 2025, ovvero al compimento di 65 anni e un mese di età. Calcolando la prosecuzione senza soluzione di continuità dell’attività lavorativa, con lo stesso ultimo imponibile, la sua pensione diventa di circa 3.400 euro netti. Da considerare i circa 2 anni di versamenti in più e l’età di uscita maggiore con un migliore coefficiente.
Proseguendo la carriera fino a 67 anni di età, anche se non più necessaria per la pensione di vecchiaia ordinaria dove bastano 20 anni di versamenti, il lavoratore finirebbe con il poter percepire un trattamento netto superiore a 4.180 euro al mese. Uscendo dal lavoro, però, ad ottobre del 2027.
COSA SI PERDE. Ci sono altri fattori che rendono l'uscita dal lavoro in anticipo completamente a spese del pensionato. Anticipare la pensione anche di 4 anni, da Quota 103 alla pensione di vecchiaia, presenta un conto da pagare in termini di consistenza dell'assegno percepito mensilmente. Lasciare prima il lavoro non può essere gratis per il lavoratore, un concetto ormai chiaro. Con Quota 103 la penalizzazione è ancora maggiore per chi deve sottostare anche al limite di importo pari a 5 volte il trattamento minimo Inps, 2.818,65 euro al mese. Ma vediamo se ci sono limiti per la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata ordinaria. Bisogna considerare che non è possibile lavorare prendendo la pensione con Quota 103. Vige, infatti, il divieto di cumulo tra redditi di pensione e di lavoro, ad eccezione del lavoro autonomo svolto in forma occasionale fino al tetto massimo di 5.000 euro per anno solare. Limite che, invece, per le misure ordinarie paragonate a Quota 103, non esiste. Un ulteriore elemento che le rende più convenienti.

